mercoledì 26 novembre 2014

Un pomeriggio con Sherlock Holmes e Innocenzo Manzetti



Sabato 29 novembre – Aosta

16.30 - 17.30 via Festaz
Visita guidata alla Sala Museale Manzetti

18.00 – Salone Hotel des Etats
Piazza Chanoux
Presentazione del romanzo

Avete mai sognato di passare un pomeriggio con i personaggi del vostro romanzo?
Ebbene, a me sta per succedere!
Non posso andare fino a Londra (almeno, non prima di aver terminato il corso abilitante), ma posso andare ad Aosta, dove si svolge la parte finale del mio romanzo.
Una città che, lo ammetto, ho descritto sulla base di una visita di molti anni fa e di foto d'epoca recuperate qua e là. Una città che mi mette a disposizione una sala prestigiosa per parlare del mio romanzo.
Prima di prendere la parola, però, andrò a casa di uno dei miei protagonisti, proprio quell'uomo meccanico che figura nel titolo. Non l'ho inventato io, l'automa del flautista, costruito da Innocenzo Manzetti. Quello che ne è rimasto, oltre che tutte le ricostruzioni, si trovano nella Sala Museale Innocenzo Manzetti, che potrò visitare accompagnata dai padroni di casa.
Mentirei se dicessi di non essere emozionata. 
Quando si scrive un romanzo basato su fatti reale c'è un gioco sottile e delicato con le fonti. Vanno accarezzate, rispettate e tuttavia messe da parte quando entrano in conflitto con la Trama, questa entità impersonale e più o meno onnipotente a cui tutti, in narrativa, devono obbedire. Il rapporto con gli storici, con gli autori delle fonti, quindi, si fa complicato.
Gli autori delle mie fonti mi hanno praticamente adottato. Mi hanno messo a disposizione un mare magnum di informazioni, hanno letto il romanzo in anteprima e mi hanno invitato a parlarne.
Forse perché quest'uomo meccanico ci ha stregato tutti, me, gli storici e anche Sherlock Holmes.

Fonte: Sala Museale Manzetti
Non viene voglia anche a voi di venire a conoscerlo?

Vi segnalo inoltre l'articolo della SherlockMagazine in cui si parla dell'incontro e un bel post di approfondimento di Alfa dei Misteri

lunedì 24 novembre 2014

Gli occhi delle ragazze innamorate – racconto breve


GLI OCCHI DELLE RAGAZZE INNAMORATE 


Che belli gli occhi delle ragazze innamorate in cui si riflettono le luci natalizie dei negozi!
Si muovono a gruppetti da una vetrina all’altra alla ricerca di un regalo per un uomo amato, per un ragazzo da conquistare.
Non si fanno spaventare dalla notte che ha già rubato il pomeriggio o dal freddo che compatta in bianchi sbuffi di vapore le chiacchiere eccitare. Seguono con coraggio i dettami della moda, strette in abiti troppo leggeri le loro curve ancora acerbe, rette su tacchi troppo alti quelle gambe da bambine. Sfilano come regine tra i signori infreddoliti alla ricerca di uno sguardo che le ammiri. Fanno voltare con le loro risate un po’ sguaiate le cinquantenni impellicciate, che le guardano disapprovandole, sicure di essere state così diverse, loro, in quella primavera quasi dimenticata.
Ma sono così belli gli occhi di ragazze innamorate, mentre sciamano dentro i negozi alla ricerca di un dono da lasciare in un pacchetto a forma di cuore. Cercano sciarpe che abbraccino colli e spalle al posto loro, cappellini e guanti che proteggano i corpi amati, portafogli e portachiavi per contenere ciò che è prezioso.

Gloria corre avanti e indietro per il negozio a impacchettare doni e a dispensar consigli. 
È così facile vendere alle ragazze innamorate, che vedono tutto bello, anche quello che non lo è. 
Mentre si sposta indaffarata, cattura refoli di discorsi fuggitivi, frammenti di frasi sussurrate a orecchie amiche. Fanno allegria quei loro dubbi se il colore della lana si intoni per davvero a quello dei suoi occhi, se stia bene quel berretto, se non scompigli la sua perfetta acconciatura. E poi il vantarsi tra amiche che lui è speciale, che le ama come nessun uomo al mondo mai.
 – E poi quello che mi ha guardato così insistente e lui gli ha messo le mani addosso e gli ha detto “Se lo fai ancora io ti meno”. E si è girato verso di me “Se gli dai filo, guarda che meno pure te”.
 – È geloso perché gli piaci.
Gloria si è fermata, con le mani piene di pacchetti e non sorride più. Si sente un poco in colpa, mentre si ferma ad ascoltare.
 – E mi ha detto: “Sei così bella che ti violenterei”.
Gloria posa tutto dietro il bancone.
Si passa le mani che quasi tremano lungo le cosce, sopra lividi ormai guariti di dolori mai dimenticati. 
Vede che lei ha preso un maglione azzurro di lana grossa per tenerlo al caldo. E lui forse è solo un ragazzo un po’ insicuro che usa le parole per mascherare un coraggio che non ha. E Forse…
Gloria sa che gli occhi di una ragazza innamorata si aprono al mondo come margherite sui prati di marzo. Vedono tutto bello. Si prende tutto come un dono, nell’ansia di sentirsi un po’ speciali, si rischia di non dire mai di no. Di entrare passo a passo in un sogno che si sfuma piano piano nei contorni e si fa scuro.
Gloria rialza il viso, indecisa se parlare o se tacere. 
Ma la ragazza che ha comprato il maglione azzurro ha già preso il suo pacchetto e salutando con la mano se ne è andata sorridendo.

Racconto scritto in occasione della Giornata Contro la Violenza sulle Donne



PS estemporaneo: alcuni maestri deludono, alcuni punti di riferimento smettono col tempo di essere tali. Altri no, e si può continuare, anno dopo anno, a contare sulla loro coerenza e sulla loro lucidità. Vi segnalo quindi quanto afferma la mia amata Ursula K. Le Guin, classe 1929. Servono scrittori liberi

sabato 22 novembre 2014

Letture autunnali

In questo momento in cui il tempo mi sfugge dalle dita, la lettura, intesa anche nella sua forma più leggera, di semplice evasione, mi è quanto mai necessaria. Una sorta di respiro indispensabile alla mente, per proiettarsi in un altrove da cui guardare la realtà con distacco e occhio critico.
Mi è venuta in aiuto LuccaComics, la più importante manifestazione italiana riguardante il mondo del fumetto, che ha portato con sé tutta una serie di nuove uscite e la possibilità di recuperare vecchie opere. 

Saga vol 2-3


Dai 16 anni
Cosa sarebbe successo a Romeo e Giulietta se fossero stati dotati di un fortissimo istinto di autoconservazione?
Questo è, più o meno, lo spunto narrativo da cui parte Saga. In un altrove fantascientifico in guerra, due membri delle opposte fazioni, lui con i cornini, lei con le alucce, si innamorano e mettono su famiglia, dando alla luce una neonata con alucce e cornini che le autorità di entrambi i gruppi in guerra considerano un abominio che deve essere eliminato.
Dopo che nel volume 1 era stato messo in luce il nucleo narrativo originale, col proseguire delle vicende, la storia si fa più articolata, ma rimane centrale il concetto di famiglia.
È una famiglia quella dei protagonisti in perenne fuga, ma entrano in gioco anche le famiglie di origine, costrette a confrontarsi con l'idea che il loro rampollo abbia sposato il nemico. Sono famiglie anche quelle dei cacciatori di taglie lanciati sulle loro tracce. Famiglie complicate, impossibili, solo sognate, o costruite con volontà e tenacia che cercano il loro luogo nell'universo.
L'universo di Saga, poi è un piacere per gli occhi. Space-opera allo stato puro, dove i fantasmi possono essere ottime bambinaie e i pianeti stessi possono rivelarsi forme di vita.
Nota personale, ho apprezzato particolarmente scoprire come i due protagonisti si sono innamorati. Per colpa di un libro i cui effetti sono andati oltre all'intenzione dell'autore. Perché è a questo che serve leggere: cambiare il proprio modo di vedere il mondo, fino a scoprire che sotto il nemico c'è una persona che vale la pena di conoscere.

Zerocalcare: Ogni maledetto lunedì su due

Dai 18 anni
Non si può vivere in Italia ed essere appassionati di fumetti e non leggere Zerocalcare, col quale, però, ho sempre avuto una frequentazione saltuaria, leggendo qualche striscia qua e là, spesso rimbalzata fino a me attraverso le condivisioni fb. Era il momento di rimediare e di trovare conferma a un sospetto che covavo da tempo:
Zerocalcare è forse il migliore aedo della mia generazione.
Che la generazione dei miei genitori abbia avuto come aedi grandi cantautori e che la mia abbia invece un tizio che gira con un armadillo immaginario temo sia un segno dei tempi.
In ogni caso, pur venendo da una realtà sociale e da un substrato culturale diverso da quello di Zerocalcare è impossibile non riconoscermi nelle sue tavole. La precarietà e la disillusione dei trentenni italiani è raccontata con rara acutezza.
 Si ride molto con le tavole, apertamente quando si parla di piccole epopee domestiche (come non trovarsi solidale nella sua guerra al piumone, per non parlare dell'insonnia che, d'ora in poi, avrà per me la forma di un vecchietto che sussurra frasi palindrome), con molta più amarezza quando lo sguardo si allarga. 

Dai 12 anni
Ho acquistato il primo numero di questa nuova serie Bonelli con più di una perplessità. Non sentivo la necessità di una nuova serie "classica" con avventure autoconclusive e disimpegnate. D'altro canto l'autore è Gianfranco Manfredi, il creatore di Magico Vento, che considero uno dei più bei fumetti italiani di sempre (da non perdere la ristampa a colori attualmente in edicola).
Letti i primi due numeri, il mio giudizio è ancora sospeso.
Da un lato abbiamo effettivamente uno schema molto classico, un eroe senza troppi problemi che lotta per i propri ideali, dall'altro un'ambientazione inusitata (l'Africa sub sahariana di fine ottocento) e la capacità di scrittura di Manfredi.
Nella sua semplicità la storia scorre con piacere, senza annoiare, e a fianco del protagonista iniziano a delinearsi personaggi tutt'altro che banali, come la principessa Bantu Amina.
Si rimane quindi vigili in attesa di vedere come proseguirà la serie. Per ora vale l'acquisto.

Non si vive di soli fumetti, quindi segnalo anche:


Dai 14 anni
Giallo Mondadori ha inaugurato una nuova collana dedicata interamente agli apocrifi sherlockiani, per me e per le mie finanze una manna dal cielo.
Tra le prime uscite mi è piaciuto particolarmente questo Sherlock Holmes e la casa della seta in cui Sherlock Holmes umanissimo si trova a fronteggiare il peggio dell'umanità in una lotta che diventa subito una questione personale. 

giovedì 20 novembre 2014

PAScolando – step 5


Diciamo le cose come stanno: l'accoppiata alluvione/esami non è stata tra le più felici.
L'avvicinarsi delle prove, per altro inerenti a materie molto lontane dal sentire di noi umanisti, unito al tempo pessimo non ha giovato all'umore di nessuno e molte giornate sono state all'insegna della tensione e del nervosismo.
Per quanto mi riguarda, tuttavia, il bilancio è meno negativo del previsto.
Guidare sotto al diluvio schivando le inondazioni non è proprio l'attività che più mi piaccia al mondo. Ci sono state sere in cui dire che sono collassata sul divano non è usare una metafora, ma un tecnicismo. Non sono mai svenuta, ma al rientro da un viaggio in solitaria col buio, la pioggia battente e nessuno che si degnasse di abbassare gli abbaglianti quando incrociava un'altra auto ci sono andata vicina.
Ma sono ancora qua.
La stanchezza fisica, poi, ha anche i suoi lati positivi. Nessuna insonnia da esame, mia vecchia amica dell'università. Tocco il letto e finisco diretta da Morfeo. Una mattina non ho neppure sentito la sveglia ed è venuto il Persiano a svegliarmi (da solo non sa trovare la ciotola...). 
Inoltre mi dico che se sono riuscita a fare tutto quello che dovevo mercoledì scorso nessun prof o esame può farmi davvero paura. 

Ho anche imparato qualcosa. 
Tutti noi abilitanti abbiamo vissuto il PAS come qualcosa di imposto e, ahimè, molto costoso in termini di denaro, tempo e di energia.
Didatticamente parlando non mi cambierà certo la vita. Però qualche spunto qua e là lo sto raccogliendo. È partito il blog didattico, LIBERamente librum, con una forma, quella del gemellaggio, che è figlia del PAS.
Sono e continuerò ad essere una capra per quanto riguarda la metrica, ma la docente di didattica della letteratura, che ci fa produrre sonetti e ballate in ottonari, ha dato una bella spolverata a vecchie nozioni che stavano sepolte in un sottoscala del mio palazzo della memoria.

Lo stesso corso ha anche dato il là a un momento di rara surrealtà:
Arrivo a casa e racconto al Nik un aneddoto su cui si era parlato a lezione in cui il poeta Simonide viene salvato dal crollo di una casa dai Dioscuri. Al che il Nik, serissimo, prende il cellulare e manda a un'amica il seguente messaggio: 
– Secondo te i Dioscuri sono allevati a terra?
Poco dopo arriva la risposta che non contiene né un insulto né una comprensibilissima domanda di spiegazione, ma un serafico:
– Sono nati da un uovo, quindi sì.
Allevamento a terra di Dioscuri
Fonte: Wikipedia.org

Sono anche riuscita a fare delle cose.

Ho letto, più che altro dei fumetti, dato che novembre si è aperto con LuccaComics. L'essermi allontanata da una dieta letteraria di soli manuali universitari è stata una liberazione, credetemi.

Sto scrivendo. A dei ritmi da lumaca zoppa, certo, ma sto scrivendo.
Per qualche strana ragione Baker Street e Sherlock Holmes hanno un effetto rilassante su di me. Per sapere se sono stressata basta chiedermi se sto scrivendo un apocrifo sherlockiano. Il racconto diventa una sorta di isola di quiete nella tempesta. Sta di fatto che quello che sto scrivendo è oggettivamente uno dei racconti più inquietanti in cui mi sia cimentata. Si parla di dipendenza e di creature raccapriccianti. Eppure l'effetto calmante permane.
Sì, per rilassarmi uccido le persone (sulla carta).

Sto presentando il romanzo. Mercoledì scorso, tra una frana e un allagamento, ne ho parlato al Liceo Fermi di Arona ed è stata davvero un'esperienza che è valsa l'aver quasi rischiato la macchina per arrivarci (oltre alla salute psicofisica).

Domani venerdì 21 novembre - ore 21.00
Presentazione del romanzo Sherlock Holmes e il mistero dell'uomo meccanico
in compagnia di Rossana Girotto che presenterà Effetti Personali
Biblioteca di Gravellona Toce – Corso Roma 15



lunedì 17 novembre 2014

l'ideazione della trama – scrittevolezze


Chiacchierando sul web, ma anche dal vivo con amici autori, si finisce sempre per confrontarsi sull'ideazione della trama.

Da quanto vedo ci sono due scuole di pensiero di base, entrambe possono funzionare bene, con i loro pro e i loro contro e io, tanto per cambiare, non sento di appartenere a nessuna delle due.

Il Burattinaio
I burattinai hanno di solito un bagaglio tecnico di prim'ordine, ragionano per funzioni narrative, archi di crescita dei personaggi e strutture in tre atti. La trama per loro è un'insieme di punti da studiare a tavolino, i cui ingredienti vengono dosati come per la preparazione di un complicato composto chimico. Sanno come e dove aggiungere tensione narrativa, quando e perché far accadere un determinato evento.
Il vantaggio dei burattinai è la forza della pianificazione. Le loro trame sono spesso delle architetture perfette, simili ad ardite cattedrali che siano, in più, anche antisismiche. Nelle loro storie tutto avviene per una ragione narrativa.
Il rischio è quello della freddezza. L'avere una storia che funziona alla perfezione, ma è priva di un cuore pulsante.
Libro archetipo: Il nome della rosa, in cui tutto è presente per uno scopo preciso, narrativo e metanarrativo, e i cui diversi livelli di lettura possibili sono stati soppesati e dosati alla virgola.

Il romantico istintivo
Il romantico istintivo si innamora di di una storia e di alcuni personaggi e inizia a scrivere. Il romantico istintivo non sa neppure chi dei suoi personaggi vivrà e chi morirà. Si fida di loro, vive con loro, soffre con loro. Piange mentre scrive la loro morte.
Il vantaggio lo scrittore tiene davvero ai suoi personaggi, ce li fa sentire vivi. Per lui sono figli, non certo funzioni narrative!
Il rischio è il non arrivare alla fine della storia. Ci si ingarbuglia al punto tale che non si riesce a dare una forma narrativa definita alla propria opera. 
Libri archetipo: It una narrazione fiume piena di digressioni, che affascina e ipnotizza.

La via di Tenar
Io cerco di essere entrambe le tipologie di autori insieme.
Quando mi innamoro di una storia, sono una romantica istintiva. Appunto, me ne innamoro, sono completamente e del tutto affascinata dai miei personaggi. Faccio, però, violenza a me stessa e non inizio a scrivere.
Coccolo la mia storia, o come dico io "la covo", come farebbe un drago con i suoi tesori. Cerco di visualizzarla con dettagli sempre maggiori.
Spesso mi è già capitato di raccontare questo momento.
La mia impressione è che le storie già esistano in un qualche altrove indefinito che io chiamo, dopo una costruttiva discussione con Jamila, Il paradiso delle storie possibili. La storia già c'è, tutta intera e priva di contraddizioni. Più la "covo", più ci penso e più i tratti ne diventano definiti.
Per fare un esempio dal romanzo Sherlock Holmes e il mistero dell'uomo meccanico, fin dall'inizio mi era chiaro che Watson, che è il mio protagonista, appariva in scena portando al parco il suo cane. Il cane di Watson, mi era chiaro, aveva un ruolo importante nelle pagine di apertura. E tuttavia, fin dall'inizio, se pensavo alla conclusione del romanzo, non vedevo più il cane. In un primo momento non me ne sono preoccupata. Visualizzavo la scena finale, il cane non c'era, ma, per quello che ne sapevo allora, poteva essere in un'altra stanza a dormire. Poi, covando la storia, mi sono resa conto che il povero cane avrebbe fatto una pessima fine. Non per cattiveria o per applicare una tecnica o una funzione narrativa, ma per necessità. Il mio cane di taglia medio/piccola si sarebbe trovato a casa da solo mentre vi facevano irruzione dei malintenzionati. 
Sin dall'inizio, quindi, sapevo che il mio protagonista sarebbe apparso in scena con un cane e che alla fine del romanzo il cane non sarebbe apparso. Solo dopo ho capito che questo accadeva perché la bestiola sarebbe morta.
Come questo accada in qualche meandro inconscio della mente per me rimane un mistero. Mi è abbastanza chiaro, però, che in questa fase non applico alcuna tecnica narrativa. La trama si sviluppa in modo autonomo e io rimango a guardare.

Poi, quando sento di "vedere" tutta la trama, la parte Burattinaio entra in azione. A quel punto mi metto alla scrivania e preparo una scaletta o una sinossi (in realtà nel caso dei racconti la scaletta rimane puramente mentale). In questa fase entrano in gioco anche le così dette tecniche di narrazione. Non vado a modificare la sequenza degli eventi (come potrei? La trama esiste in un determinato modo nel paradiso delle storie possibili!) ma mi preoccupo di come raccontarla. Come direbbero i miei alunni, stabilita la fabula, lavoro sull'intreccio, su cosa narrare prima e cosa dopo, sul punto di vista da utilizzare, sull'importanza relativa da dare ai singoli personaggi.

Alla fine, quando mi trovo a scrivere, il più è fatto e posso preoccuparmi solo del piacere della narrazione.

Deve essere chiaro che questo mio modo di procedere non è una ricetta universalmente applicabile e non è privo di svantaggi. Il fatto che la fase di "cova" sia totalmente svincolata da un'ottica legata alle tecniche di narrazione genera queste mie storie in bilico tra i generi letterari che poi nessun editore sa collocare. Se fossi più burattinaia sin dall'inizio, forse, i miei gialli sarebbero più pienamente gialli e non un guazzabuglio di mille altre cose che poi gli editori non sanno come trattare. Sarebbero, io credo, un po' meno "miei", per quanto più perfetti.
Il vantaggio maggiore, invece, è quello di poter lavorare a diverse storie a diverso grado di ideazione contemporaneamente. Posso covare una storia futura mentre ne scaletto un'altra. La fase di scrittura, poi, diventa solo una questione di tempo da dedicare, perché tutti gli altri fattori sono stati decisi. Una volta arrivata alla scaletta posso dire con uno scarto minimo quando il racconto o il romanzo sarà terminato. 

E come procede la vostra ideazione della trama? Siete più burattinai o più romantici istintivi? Anche per voi esiste il paradiso delle storie possibili?

PS: la foto mostra la piazza di Orta com'era domenica mattina.

sabato 15 novembre 2014

LIBERamente Librum – esperimento di blog didattico

Si può fare scuola in modo interattivo, annullando le distanze, ma non la profondità dei contenuti, rendendo gli alunni protagonisti della didattica?
Questa è la sfida che io e una collega ci siamo lanciate e da cui è nato un nuovo blog:


LIBERamente Librum è un blog gestito da due prof di lettere, ma che ha come autori anche gli studenti, perché, secondo noi, a dodici o a tredici anni si può e si deve iniziare ad esprimere le proprie idee. Ci si può consigliare libri e film e ci si possono raccontare le proprie esperienze. Inoltre troppo spesso gli alunni alle prese con un compito di scrittura mi hanno chiesto: "ma per chi sto scrivendo?", ben sapendo che solo il professore avrebbe letto il loro lavoro. In questo modo hanno la possibilità di scrivere davvero per tutti e quindi di confrontarsi con il mondo della comunicazione globale.

LIBERamente Librum è anche un progetto di gemellaggio. Le due classi autrici non sono vicine, stanno i due zone opposte del Piemonte. Non solo, una classe (la mia) viene da una scuola pubblica, l'altra da un istituto paritario. Sono due mondi che spesso non si parlano e si guardano con diffidenza. Sarà interessante vedere a cosa porterà il confronto, se ci sono contenuti o valori che vengono veicolati diversamente e cosa ne pensano i ragazzi di questo.
Già adesso i miei alunni invidiano la struttura dei loro compagni gemellati, con super aula computer e piscina. Gli altri ci invidiano la location (che adesso ci ha regalato anche la piscina).

Inevitabilmente l'attualità è già entrata nel blog, dato che la prima foto postata è stata questa:

Foto scattata da Laura

I leoni del pontile, infatti, negli ultimi giorni si sono trovati a mollo (e chissà cosa ci aspetta lunedì)!
L'invito, quindi, è quello di fare una visita al nuovo blog e di non trattarlo con condiscendenza (del tipo "tanto sono ragazzi"), ma di leggerlo se vi piace e se i contenuti sono interessanti.


Tornando invece a questioni più personali, vi segnalo sul blog Libri con Sherlock Holmes, la bella recensione che Luca Martinelli ha fatto al mio romanzo Sherlock Holmes e il mistero dell'uomo meccanico. Pare che il mio Holmes abbia superato l'esame degli esperti!

giovedì 13 novembre 2014

Se la barca va (sul tetto della scuola)


Nell'occhio del ciclone, tra una perturbazione e l'altra, l'esondazione rivela scorci di grande bellezza, pagati, purtroppo, a un prezzo troppo alto.
Ma cosa ci faccio io di mattina, in mezzo all'alluvione, a scattare foto?
Semplice, andavo al lavoro.

Ecco la Scuola col Pontile oggi.


Ve lo state chiedendo, vero?
Le lezioni si sono svolte regolarmente, anche se all'intervallo abbiamo dovuto andare a ripescare qualcuno che stava giocando nell'acqua...

Se la situazione non dovesse migliorare, chissà se ci forniranno almeno un mezzo adatto...