mercoledì 29 aprile 2015

Come incentivare la lettura in Italia


Che la situazione della lettura in Italia sia tragica è cosa nota e non ha senso stare ancora a piangerci addosso. È un problema nostro. Basta andare all'estero e prendere un mezzo pubblico per capire che altrove non è così. Quindi non è colpa dello stile di vita, della crisi, dei nuovi media. Quest'estate, sui traghetti delle Orcadi, dove pure internet era disponibile e i cellulari prendevano, tutti leggevano, a prescindere dall'età e dall'occupazione. Riviste, romanzi, ebook. Leggevano.
Da noi non è così.
Lavorando con i ragazzi ho una mia idea precisa del perché questo non avvenga. Ho un'idea anche delle cause, ma la loro analisi mi porterebbe lontana dai toni di solito pacati (o almeno educati) che cerco di tenere sul blog.
Ovviamente devo semplificare, parlo dei miei alunni, ma in senso lato, senza aver in mente quelli attuali in modo particolare (che, per altro, leggono più della media, sopratutto le ragazze).
I miei ragazzi non leggono perché è un'attività che neppure prendono in considerazione. I loro genitori per lo più non leggono se non per lavoro e, in quel caso, con evidente noia (non tutti, ovviamente, mi scuso fin da ora con i genitori che leggono). I loro amici non leggono. I loro eroi non leggono. Leggono persone noiose e che non stimano in modo particolare, professori, gente che in tv fa loro la paternale. Spesso, l'unico ambiente in cui vengono a contatto con i libri è la scuola. La lettura è associata a un dovere, quello dello studio, non certo a un piacere. Fuori da scuola possono passare la loro intera vita senza mai inciampare in un romanzo o in qualcuno che legga.

BISOGNA RIPORTARE LA LETTURA ALL'INTERNO DELL'IMMAGINARIO COLLETTIVO

Passare l'idea che non si debba leggere perché... Ma che SIA NORMALE LEGGERE. Un'attività imprescindibile, ovvia, parte della vita di tutti, come mangiare, andare a passeggio e ascoltare musica.
Prendiamo questo esempio. In quanti film, pubblicità, serie televisive si vedono delle persone che ascoltano musica senza che questo sai il cuore del discorso? Lo fanno semplicemente perché è normale farlo. Quanti invece leggono?

– Rappresentare nei media la lettura come un'attività abituale
Sembra una sciocchezza, come tutte le cose che hanno a che fare con l'immaginario collettivo. 
Prendiamo una pubblicità. L'attore famoso si alza dalla poltrona per andare a gustare la pasta al tonno sul terrazzo vista mare. Facciamogli posare un libro mentre si alza, mostrando che un attimo prima stava leggendo.
Nelle serie televisive nelle scene di passaggio, quando i personaggi sono ripresi intenti a fare attività abituali, di solito prima che accada qualcosa di funzionale alla storia, mostriamoli intenti a leggere. 
Facciamo in modo che gli sceneggiatori inseriscano battute in cui i personaggi citano libri, personaggi, situazioni letterarie. Facciamo in modo che sia chiaro che i nostri ispettori, carabinieri, innamorati di "Un posto al sole", eccetera leggono.
Questa è, ovviamente, una vera e propria operazione culturale che deve essere voluta e organizzata. Meno roboante di tante altre iniziative culturali, ma alla lunga, forse più efficace.

– Far parlare di letteratura gli eroi dei ragazzi
Non in spazi preposti o in terribili spot fatti ad hoc, ma nei discorsi abituali. 
Nelle trasmissioni di approfondimento sportivo chiedere, tra le altre cose, al calciatore, al motociclista e al rapper a quale personaggio letterario sentono di somigliare, in quale libro vorrebbero vivere.
Passare l'idea che sia normale per tutti leggere, anche per i vip. Non tempo perso o un obbligo, ma qualcosa che arricchisce tutti.


PRESENTARE LA LETTURA COME UN'ATTIVITÀ PIACEVOLE

Che la scuola debba portare i ragazzi alla lettura per me è sacrosanto. È inevitabile anche imporre un certo numero di letture ai ragazzi. C'è però modo e modo e lettura e lettura.
C'è ancora l'idea che i ragazzi debbano per forza leggere i classici della letteratura o libri con tematiche forti, importanti, che li facciano riflettere. Questo è sacrosanto, tuttavia non tutti i ragazzi di, ad esempio, una terza media, hanno le competenze linguistiche per leggersi I promessi sposi o la giusta propensione d'animo per affrontare Se questo è un uomo
Cerchiamo, sopratutto noi insegnati, di non passare l'idea che leggere sia solo sorbirsi storie tragiche scritte in maniera complicata. Spieghiamo che ci sono libri che ci aiutano ad affrontare le pagine peggiori della nostra storia, che ci raccontano vicende tragiche e dolorose, ma che la letteratura non è solo quello. Che ci sono libri che fanno ridere, libri che appassionano, storie a lieto fine e che leggerle va bene comunque, così come va bene guardare una sera un film impegnato e una sera uno comico.
Cerchiamo autori che sappiamo parlare ai ragazzi con passione ed entusiasmo e portiamoli nelle scuole. I miei alunni, ad esempio, adorano Antonio Ferrara. Li diverte, li coinvolge e quando leggono i suoi libri, mi raccontano, è come se sentissero la sua voce. È uno dei pochi autori che sia riuscito a coinvolgere e a far leggere davvero anche i maschietti.


NON PRESENTARE LA LETTURA COME UN'ATTIVITÀ DIFFICILE

Io sono dislessica, quindi lungi da me sottovalutare o svilire le difficoltà di lettura. 
Tuttavia negli ultimi anni si è esagerato, secondo me, nel presentare la lettura come un'attività difficile. È passato il messaggio che i testi vanno semplificati, resi più accessibili perché di base non lo sono.
Partiamo dal presupposto, invece, che ognuno ha il suo modo di leggere. C'è chi legge anche caratteri lillipuziani, chi preferisce il corpo 16 (e sia grazie all'ebook che permette di personalizzare). C'è chi legge fluentemente ad alta voce, chi, come me, se deve farlo spesso e volentieri si incarta sulla pronuncia delle parole, ma capisce lo stesso. Chi ama ascoltare un audiolibro. C'è chi legge tomi da 1200 pagine e chi si spaventa se vede un libro spesso.
Che ognuno trovi il suo modo, senza fare graduatorie. 
Ma non diciamo ai nostri ragazzi che leggere è difficile! 
Invitiamoli a trovare il loro modo di leggere e diciamo che va comunque bene perché, appunto, è il loro.

La lettura non ha bisogno di particolari "perché" è parte della vita, come svegliarsi al mattino, mangiare, andare al lavoro, innamorarsi, sognare, arrabbiarsi, fare amicizia, litigare e poi fare pace.
Si può sopravvivere senza mai innamorarsi, senza mai sognare, senza mai fare amicizia, senza far pace dopo i litigi, senza leggere. Ma non è che sia una gran vita.

Voi cosa ne pensate?

lunedì 27 aprile 2015

Fare e disfare è sempre lavorare


Così diceva mia nonna, quando qualcosa andava storto nella maglia che stava sferruzzando e doveva disfare tutto e ricominciare da capo.
Immagino che valga più o meno lo stesso anche con la scrittura.
L'estate scorsa mi ha tenuto compagnia la stesura di "una storia piena di streghe". Doveva essere il secondo capitolo di un progetto praticamente già andato in porto, così sicuro che l'editore ha cambiato idea. E quindi mi trovo con il capitolo due di niente.
In più il mio bel lago è stato preso d'assalto da altri scrittori, al punto tale che si è reso necessario un cambiamento d'aria. Cambio d'ambientazione, dunque. Cambio d'ambientazione che comporta un cambio di cast. Dei tre personaggi principali, due non hanno senso senza il "capitolo uno". Non sono cose da poco. Di fatto, si tratta di prendere il romanzo, buttarlo nel cestino e scriverne un altro, salvando magari qualche mezza pagina qua e là. Nel clima generale di questi giorni, con una riforma della scuola che minaccia di lasciarmi a piedi nonostante l'abilitazione e tanti "se" e "forse" in vari ambiti della vita, non la prospettiva più entusiasmante.
C'è, però, il buon senso della nonna a salvarmi. 
Fare e disfare.
Quindi ho ritagliato tre ore sotto la pioggia per fare un sopralluogo approfondito alla nuova location, che è sempre un lago, ma non il mio abituale, quello della Scuola col Pontile. Del resto abito in una zona con un surplus di laghi.
Respirando l'aria umida, mentre scendevo lungo i vicoli tortuosi, l'entusiasmo è tornato. La sensazione, vaga, eppure presente di aver ritrovato la corrente giusta. 
Tanti piccoli particolari che sgomitano per entrare tra le pagine. Il vecchio olmo secolare al centro della piazza. Due oche dall'incedere regale che presidiano il parco giochi. Le ossa di granito del paese, che gli danno un sentore di antico, di cose in attesa appena sotto la superficie.
Certo, c'è ancora molto da fare.
Non sono neppure lontanamente vicina al momento di scrivere la scaletta. Mi sfugge ancora qualcosa nel carattere del personaggio maschile di punta (questa volta la protagonista sarà una lei) e finché non l'afferro non posso andare avanti. Mi sfugge anche il suo nome. Roberto? Alberto? Forte indecisione, dal momento che il personaggio in sé è già presente in un racconto come Roberto, ma nel cast è già presente un Riccardo, personaggio meno importante, ma più definito.
Mi sfuggono ancora gli antagonisti, che sono almeno tre, e di questi solo uno ha un nome e un carattere. 
Sento tuttavia che qualcosa si è sbloccato. Inizio a visualizzare scene, dialoghi.
Ho un'atmosfera, proprio quella uggiosa e malinconica della fotografia. Credo pioverà parecchio nel romanzo, cosa che crea a me e alla protagonista non pochi problemi tecnici.
Sopratutto, cosa tutt'altro che abituale, ho il titolo, prima ancora di iniziare a scrivere, cosa che non mi era mai successa.
Gli scheletri di Montorfano.

domenica 26 aprile 2015

The avengers, Age of Ultron – visioni


... Sì, la città sta volando e io ho arco e frecce. Nulla ha senso.
Ecco, in questa frase di Occhio di Falco c'è un po' tutto un film che si può definire la miglior gestione possibile per una storia ingestibile.

La passione del marito per i supereroi mi ha ormai dato solide basi per districarmi nel complicato universo Marvel. I Vendicatori, gli Avengers, quindi sono un raccogliticcio gruppo di super eroi che, nella versione cinematografica comprende: il miliardario con il buon senso inversamente proporzionale all'intelligenza, l'altro genio che però si trasforma in un mostrone verde e animalesco, la più o meno divinità belloccia, figlio di papà, il bravo ragazzo rimasto surgelato per settant'anni, la ragazza dal passato tenebroso che non sa decidere se uccidere le piaccia davvero o no e l'arciere che sembra aver sbagliato film.
Un simile gruppo di prime donne sarebbe il terrore di qualsiasi regista, anche considerando che dietro i personaggi ci stanno attori dalle personalità più o meno ingombranti e ciascuno lotta per sovrastare le altre. La sceneggiatura, poi, ci aggiunge: un congro numero di super eroi di seconda linea alla ricerca di visibilità, un esercito di robottoni cattivissimi con a capo un robottone più cattivo, due gemelli con i superpoteri in crisi esistenziale/adolescenziale, un altro robottone rosso. Per condire il tutto una serie di personaggi secondari, amici e nemici, di cui è comunque bene ricordarsi nome e ruolo. Il tutto per una durata di poco più di due ore che per un tale minestrone è una cottura a malapena sufficiente. Qualsiasi regista avrebbe gettato la spugna al solo leggere lo script.
La cosa sorprendente è che il lavoro sui personaggi è fatto bene.
Ognuno dei personaggi principali ha un suo approfondimento, anche Occhio di Falco, che nel film precedente sembrava davvero aver sbagliato pellicola e cercare con disperazione gli orchi. I due nuovi super eroi, pur con una storia ritagliata un po' malamente a causa della dispersione dei diritti delle storie originali a fumetti (chissà cosa pensa il buon Magneto di essere stato dichiarato morto a causa di una granata...), sono ben presentati. Tutte le scene di interazione, siano esse di battaglia o di relax, sono assai godibili con un bilanciamento tra azione pura e introspezione quasi perfetto.
Certo, considerato il tempo a disposizione e i personaggi in gioco non si può pretendere che tutto funzioni. Quello che è stato concesso alla gestione dei personaggi è stato tolto, a mio avviso, alla trama in sé.
La creazione del nemico, Ultron, è a dir poco frettolosa, poi questo si sveglia e zac, vuole distruggere l'umanità. E quindi, invece di ragionare un attimo sul perché e il per come sia spuntato, che diavolo, sbrighiamoci a farlo fuori a mazzate! 
Alla fine il succo degli Avengers non è questo? Non importa se sei un super scienziato, l'importante è che tu ti possa trasformare in un mostrone verde che picchia forte, perché, si sa, l'umanità di salva sempre e solo a mazzate!
Accettato questo assunto di base: i problemi si risolvono con il picchia picchia, perché a usar l'intelligenza si fanno solo danni, tutto scorre.
Le location italiane fanno la loro figura (carino che ci abbiano scelto per rappresentare un immaginario scalcagnato stato filorusso...) e le scene d'azione sono allo stato dell'arte.

Insomma... La città sta volando, io ho arco e frecce. Nulla ha senso!
Ma se questo non vi disturba particolarmente, non si può dire che non ci si diverta.

PS: un salutone speciale ad Aislinn, incontrata per caso all'uscita dalla sala.

venerdì 24 aprile 2015

Io sono una lepre – racconto breve

Mi ero ripromessa di continuare a portarvi nel Leynlared, nel cuore delle mie storie fantasy e ho ancora intenzione di farlo. Non riesco a decidere, però, l'ordine dei racconti da presentarvi, perché un banale susseguirsi cronologico di eventi non darebbe giustizia dei complicati intrecci dei personaggi. D'altro canto, presentarvi dei racconti che sono legati tra loro, ma si ambientano a trent'anni l'uno dall'altro ha degli inevitabili lati negativi.
Mi prendo, quindi, ancora una settimana (forse due) di meditazione. Nel mentre vi propongo un racconto breve, uno dei primissimi che ho scritto, quasi una vita fa. Se ben ricordo, si trattava di un esercizio su un tema dato. La parola d'ordine era "plastica".


IO SONO UNA LEPRE

  Fulvia è un parrocchetto dalle piume sgargianti. Io sono una lepre spelacchiata e magra. Lucia è un pasticcino burro e panna, bello da vedere e da gustare. Io sono una creatura di sottobosco, dal sapore di selvatico. Carlotta è un fuoco d’artificio, da cui lasciarsi abbagliare. Io sono luce di candela.
  Me lo dice lo specchio, me lo dicono gli occhi che scivolano sull’olio opaco della mia immagine, senza fermarsi. Loro tucani, io corvo. Loro orchidee, loro gatte persiane di razza. Io micio nero senza coda, fiore di campo senza nome. Io invisibile ad attraversare la gente, tutta attenta a non farmi calpestare. 
  Oggi mi voglio travestire. Voglio anch’io una pelliccia bianca da gatto d’angora e la mia parte di sguardi e di sorrisi. 
  Via la felpa e i pantaloni, via foglie secche all’arrivo dell’autunno. Sotto, braccia e gambe sono rami d’inverno, nodosi e magri. Ma io faccio fiorire unghie fucsia sulla punta delle dita. Faccio apparire fiori e spirali arancione e verdi sul top e sulla gonna. Oggi voglio essere orchidea e farmi guardare. 
  Ho sete degli occhi di Claudio. Lui alto, lui biondo, lui arrogante. Lui all’ultimo anno di liceo, io al primo. 
  Voglio solo bere un poco il suo sguardo.
 E allora avanti, alta sulle zeppe. I lacci dei sandali sono viticci che si arrampicano sul polpaccio e grappoli di braccialetti scendono a tintinnare sui polsi. E poi verdi ombreggiature sulle palpebre, nevicano brillantini sulle labbra insieme al gloss…

 … Lo specchio mi guarda corrucciato. Adesso ho uno splendore di labbra turgide, rosa e luccicanti. Uguali ai piccoli ciondoli di plastica che porto attaccati alla cartella. E il top e la gonna hanno i colori delle confezioni colorate delle patatine. O di quelle altre cose che, ormai, non sono fatte neppure più di patate, estrusi di mais, qualsiasi cosa siano. Sanno solo di sale, senza un sapore proprio.
  Io ho già il mio sapore. Io so di selvatico.
  Io sono una lepre, tutta gambe e orecchie, brava a correre e a saltare.
 Adesso sembro una lepre mendicate, di quelle che vanno a raspare nella spazzatura, scoperta con il muso in un sacchetto di plastica. Pronta a soffocarsi da sola.

 Fulvia è un parrocchetto dalle piume colorate, Lucia è un pasticcino burro e panna, Carlotta è un fuoco d’artificio. Che si prendano la gabbia, i morsi e gli sguardi di una sera. Io sono una creatura di sottobosco e devo stare attenta se non voglio farmi servire su di un piatto da portata con contorno di verdure al forno. Non sono nata per catturare sguardi, per imprigionare i ragazzi come un pianta carnivora. Per me ci vuole un cacciatore attento, che sappia aspettare e inseguire. 
 Claudio è biondo è alto ed è arrogante, ma io non chiedo un’elemosina di sguardi. 
 Rimetto i miei abiti mimetici da animale da foresta, jeans e scarpe basse, così potrei riuscire anche a ballare. Libero i capelli dalla prigione di nastrini, niente fuliggine colorata a nascondere la pelle, niente più labbra fatte in serie. 
 Non c’è più nessun gatto d’angora a sorridermi allo specchio. Solo la solita figura dai capelli lisci come pioggia, fatta solo di gambe e braccia, dove gli sguardi scivolano come sul burro. Ma sono io. 
  Se qualcuno mi vuole guardare mi deve inseguire.
  Io sono una lepre.  

mercoledì 22 aprile 2015

Giornata del drago 2015 – i migliori draghi della mia vita, cinema

Oggi, 22 aprile, è la giornata della Terra, ma domani, 23 aprile, è la GIORNATA DEL DRAGO.
Un blog che ha la parola "draghi" nel titolo e che viaggia abitualmente su diversi piani di realtà non può certo esimersi dal festeggiare i nostri scagliosi amici dall'alito di fuoco.
L'anno scorso, per l'occasione, vi parlavo dei migliori draghi della mia vita in letteratura.
Quest'anno non posso che continuare il discorso con

I MIGLIORI DRAGHI DELLA MIA VITA – CINEMA

3° posto – Maga Magò in forma di drago

L'apparizione è breve, ma di quelle che non si dimenticano.
La sequenza del duello di magia tra Mago Merlino e la Maga Magò all'interno de La spada nella roccia della Disney è tra le mie preferite di sempre.
Al termine della gara di portenti la maga si trasforma in niente di meno che in un drago. Già dall'inizio, in effetti, stazza e carattere erano piuttosto dragheschi. Ma non è finita, Merlino sconfigge la sua avversaria trasformandosi in un virus.
Questo ci ricorda che i draghi, per quanto grandi, grossi e forti, non sono imbattibili, anzi, spesso sono inaspettatamente delicati. Raccomando quindi a tutti gli allevatori di draghi di non trascurare la salute dei loro cuccioli e di portarli sempre dal veterinario guaritore, anche se fanno i capricci.


2° posto – Sdentato 

Difficile non innamorarsi del delizioso Sdentato, il giovane esemplare di Furiabuia in Dragon Trainer  e Dragon Trainer 2.
Felinissimo, affettuoso, fedele e, quando serve, letale, è il drago che tutti noi abbiamo sempre sognato di avere.
Ulteriore bonus è il fatto che Dragon Trainer è un film delizioso, proprio quello che ci vuole per avvicinare le giovani generazioni all'amore per queste splendide creature. Il secondo episodio, a mio avviso, non regge il confronto con il primo, ma rimane comunque gradevolissimo.
Sono i film che Daenerys de Il trono di spade dovrebbe affrettarsi a vedere! Capirebbe che i draghi non si possono assolutamente tenere in delle cantine!

1° posto – Draco

Ai miei tempi, quand'ero giovane, non era facile imbattersi in un drago sullo schermo. Non era come oggi, epoca in cui i draghi li mettono un po' ovunque.
Quando avevo 16 anni, tuttavia, uscì nelle sale Dragonheart e io e una mia sodale corremmo subito a vederlo.
Eccolo lì, il miglior drago cinematografico della mia vita, Draco, forte, dragoso, intelligente e generoso, proprio come un vero drago deve essere. Un drago adulto, mostrato come il dio dei draghi comanda. E poco importa che gli effetti speciali fossero quelli del 1996. Draco lo Smaug cinematografico se lo mangia a colazione!

Quali sono i migliori draghi cinematografici della vostra vita?

Approfitto per segnalare che i miei alunni, a loro modo dei veri draghetti, stanno continuando con il progetto di illustrazione della Divina Commedia. Siamo arrivati al famoso episodio di Paolo e Francesca e trovate i loro bei disegni qui

lunedì 20 aprile 2015

Come organizzare la presentazione di un libro – Praticamente


Da tempo meditavo questo post ma, se già oggi non mi sento del tutto coerente, nei giorni scorsi non lo ero per nulla e ho preferito rimandare.
La premessa necessaria è che io sono una pessima organizzatrice di presentazioni librarie. Non amo scocciare la gente e quindi imporre la mia presenza e sono sempre tesa all'idea di parlare in pubblico. Poi, quando mi tocca, mi ci diverto anche, ma inizio ad essere nervosa già dalla mattina. Un collega giallista una volta mi ha detto che per lui gli incontri col pubblico sono la parte migliore della scrittura. A me piace incontrare i lettori, ma mentirei dicendo che è la cosa che più amo fare, sono un'anima schiva. 
Ciò nonostante mi sono fatta un'idea di cosa funzioni e cosa proprio vada evitato come la peste. Sono solo mie idee personali, ovviamente, ma mi fa piacere condividerle.

UNA PRESENTAZIONE VA ORGANIZZATA SOLO DOVE HA SENSO CHE ABBIA LUOGO
So che sembra la banalità della banalità, ma ho visto presentazioni organizzate in bar senza alcuna vocazione letteraria, solo perché il gestore era amico dell'autore. Ovviamente nessuno che non fosse amico/parente dell'autore vi è andato. Anche la presentazione in libreria ha senso fino a un certo punto. Non si può prendere al lazo il cliente occasionale, è necessario che il pubblico interessato sia venuto apposta per la presentazione.
In linea generale è bene inserire la presentazione in una manifestazione già esistente, in un calendario di incontri analoghi e svolgere la presentazione in un luogo dove già se ne svolgono abitualmente.
Biblioteche e alcune librerie propongono ogni anno un programma di presentazioni, la cosa migliore è farsi inserire nei loro calendari. Hanno già una loro rete di divulgazione e un loro bacino d'utenza esterno alle conoscenze dell'autore e una modalità rodata di rendere pubblico l'evento. Quindi se siete autori alle prime armi e non sapete da dove partire e la vostra casa editrice non vi aiuta, il primo consiglio è quello di sentire le biblioteche vicine, è probabile che scopriate che hanno già una loro manifestazione a base di presentazioni letterarie e sarà possibile inserivi.
Presentazioni in luoghi più eccentrici hanno senso solo se c'è un legame tra il libro e quel luogo o tra voi e quel luogo. Ci si può proporre nelle scuole se il libro è per ragazzi, ci si può rivolgere al comune nel quale è ambientato, etc. sottolineando la motivazione della proposta.

CHIARIRE A CHI TOCCHI VENDERE IL LIBRO
Logisticamente, la presentazione in libreria, o organizzata da una libreria, è la più semplice. Voi presentate il libro, loro vendono e tutti sono contenti. In qualsiasi altro luogo bisogna capire bene a chi tocchi vendere il libro. La casa editrice può lasciare dei libri in conto vendita ad associazioni, biblioteche etc? Oppure si può chiedere al un libraio di fiducia di accompagnarvi per la vendita, oppure ancora si può coinvolgere un librario della zona, se si è lontani da casa.
Questo ha un ulteriore effetto positivo, la libreria sarà invogliata a ordinare il vostro libro e a tenerlo ben in vista a ridosso della presentazione, aumentandone la visibilità a prescindere dal successo della presentazione.
Io sconsiglio sempre la vendita diretta da parte dell'autore. Innanzi tutto mi sa di pratica non etica da parte dell'editore e poi l'autore ha bisogno di tempo per chiacchierare con i lettori, firmare le copie... Non può occuparsi, tranne rari casi di forza maggiore, di resti e monetine.

Chiarito il dove la presentazione deve avere luogo e a chi tocchi il compito di vendere le opere, ci si può focalizzare su altri particolari.

Chi deve presentare il libro/l'autore?
Qualcuno che conosca l'opera e l'autore. È piuttosto imbarazzante trovarsi all'ultimo momento con un presentatore che tenta l'arrampicata libera sugli specchi o, peggio, riempie le proprie lacune con uno show personale. Meglio parlarsi francamente. L'organizzazione della manifestazione deve presentare un libro alla settimana e non può leggerseli tutti? Poco male, concordate qualche breve frase prima che la parola sia ceduta all'autore.
Se invece il presentatore è una persona di fiducia, un amico o qualcuno che ha apprezzato il libro si può progettare una presentazione a intervista, con un rapido botta e risposta.

Presentazioni con più autori?
Io, in generale, sono assai favorevole alle presentazioni con più autori, che evitano l'effetto noia. Ci devono, però, essere delle condizioni. Ci deve essere un filo conduttore tra le opere e/o gli autori che diano un senso alla cosa. E ci deve essere un moderatore che garantisca lo stesso spazio a tutti. Se le opere sono di uno stesso genere è interessante vedere come autori diversi rispondono a una stessa domanda. Mi è capitato di partecipare a una presentazione presso Gli amanti dei libri che ricordo con particolare piacere. Eravamo tutte gialliste con romanzi ambientati a poca distanza l'uno dall'altro e ci era stato chiesto di portare un oggetto che parlasse di noi e la foto del nostro autore di riferimento. Ne è uscita una serata briosa e arricchente, sia per noi che per il pubblico. Al contrario ricordo una tavola rotonda in cui non sono quasi riuscita a prendere la parola.

Lettura di brani dell'opera?
Questa può davvero trasformarsi in un'arma a doppio taglio. 
Può funzionare solo a determinate condizioni. Il brano da leggere deve essere breve e di senso compiuto, al peggio meglio scriverne uno ad hoc pensato appositamente per la lettura ad alta voce. A leggere deve essere un attore o comunque qualcuno abituato a farlo.
L'improvvisazione è deleteria e può far sprofondare nel sonno anche il pubblico più attento. A me è capitato di staccare letteralmente la spina dell'attenzione durante letture particolarmente verbose. 
Sconsiglio gli attori dal leggere brani della propria opera a meno di non possedere comprovate doti attirati.

Inserire video e/o immagini?
Dal mio punto di vista il rischio maggiore di una presentazione letteraria è la noia. Quindi qualsiasi cosa possa aiutare a rendere la presentazione maggiormente interattiva è la benvenuta. Bisogna però informarsi bene sulla logistica. Più volte mostrare un banalissimo power point si è rivelato molto più complicato del previsto... 

A questo punto non mi resta che chiedervi qual è la vostra esperienza in merito alle presentazioni di libri, sia come autori che come spettatori.

E non posso non lasciarvi con il calendario delle presentazioni di Delitti di lago. Quelle in blu sono le date a cui anch'io dovrei essere presente.

  • mercoledì 22 aprile ore 21 Spazio Melampo Via Tenca 7 Milano #ioleggoperché Noir - Sabrina Minetti parla dei Delitti di Lago

  • giovedì 23 aprile - giornata mondiale del libro - ore 20.00 Libreria Alberti Verbania - Corso Garibaldi 74 Intra

  • venerdì 24 aprile 21 al Comune di Golasecca Piazza della Libertà, 3

  • sabato 25 aprile ore 17.30 Feriolo di Baveno - Ristorante Vistacqua - Lungolago

  • sabato 2 maggio 16.00 Villadossola La Fabbrica di Carta Corso Italia, 13, Villadossola

  • domenica 3 maggio - Alzo di Pella - 16.30 Associazione Culturale Famiglia Alzese Via dell'Asilo 1 - organizzato in collaborazione con Libreria del Lago di Laura Spinelli (con degustazione tisana di Stresa

  • mercoledì 6 maggio 19.30 Libreria Russomanno piazza San Rocco 
  • 16 6537 Grono  (Canton Grigioni - Svizzera) 

  • sabato 9 maggio ore 17.30 Belgirate sala Borsieri - Via Borsieri 

  • giovedì 14 maggio ore 21 Varese - Villa Panza

  • venerdì 5 giugno 20.30 Nebbiuno  Sala Casa Fassi Piazza IV novembre (in collaborazione Biblioteca Teresa Donati)

  • sabato 6 giugno Gallarate 17.30 Libreria Rinascita Vicolo del Prestino 3 - presenta Emiliano Bezzon

sabato 18 aprile 2015

Prima che venga il gelo – ultima parte

Parte Prima
Parte Seconda
Parte Terza
Parte Quarta
Parte Quinta

Eccoci, siamo arrivati in fondo a un racconto che forse non presenta particolari colpi di scena, ma è comunque un punto di partenza necessario. 

  Entrato in casa, dopo aver bussato col giusto codice, Ven si accorse che c’era una persona in più nella stanza.
  Davvero quella non era più casa sua.
  Il nuovo arrivato era un cinquantenne che trasudava nobiltà da ogni poro. Dalla posa composta con cui sedeva sul pavimento in terra battuta, dai baffi ordinati, dal modo il cui la mano era corsa all’elsa ingioiellata della spada nel momento in cui Ven era entrato.
  – Adrash an’Parshi, Maestro d’Armi del Sal. – lo presentò Amrod. – Ieri ha protetto la mia fuga. Oggi credo che sia il primo dei miei generali.
  – Come l’avete trovato? – chiese Ven, diffidente.
 Non aveva rinunciato a una piccola fortuna perché qualcun altro uccidesse il principe senza lasciargli alcun guadagno. 
  L’uomo sorrise al cipiglio del pastore.
 – Lo stavo giusto raccontando. – disse. – Ieri… Per lo Spirito, sembra passato un secolo… Ieri, quindi, sapevo che il tradimento era nell’aria. Solo, non sapevo quante delle nostre guardie erano coinvolte… Ci stavamo spostando con trenta armati del leyler a lui fedeli e venti Guardie d’Argento giunte con noi dal Sal di Caysal. Io non faccio parte della Guardia d’Argento e sono giunto a Caysal da relativamente poco tempo non sapevo esattamente di chi ci potesse fidare.
  Amrod annuì.
  Non c’erano più tracce di pianto sul suo viso. Era seduto sul giaciglio con un braccio al collo, ma aveva il fare composto che ci si aspetta da un principe.
  – Sospettavate che avrebbero preso Luvan? – chiese.
  – No… Col senno di poi… La vostra amicizia non era un segreto. Era palese che sarebbe stato un vostro punto debole. Ma no, era solo uno dei segretari di vostro padre, famoso per la bella calligrafia con cui copiava le lettere ufficiali. Non ho pensato di proteggerlo. Non l’ho visto ieri mattina, ma c’erano carri che viaggiavano più indietro, ho dato per scontato che fosse su uno di quelli… 
  – Ieri… – iniziò Amord, scegliendo piano le parole. – Quando il leyler ha chiesto se fosse il mio amante… Se avessi fatto qualcosa di diverso, se avessi negato, sarebbe cambiato qualcosa?
  Se non altro, pensò Ven, il principe non sembrava il tipo da sottrarsi alle domande difficili.
  – Non nell’immediato. – rispose an’Parshi. Lui non si sottraeva alle risposte. – Non penso avessero neppure la certezza che Luvan fosse il vostro amante. Speravano di sconvolgervi e quindi di accusarvi di essere un perverso codardo, non certo di scatenare… Quello. Ne avete uccisi quattro in tre battiti di ciglia… In ogni caso, il racconto di quello che è accaduto, di come avete risposto, si spargerà e questo cambierà per sempre la vostra immagine.
  – Mai più proposte di alleanze per matrimonio. – replicò Amrod. – Quando ho attaccato… Non ero molto lucido… Pensavo solo di ammazzarne il più possibile e poi di farmi uccidere a mia volta… Poi ho sentito la vostra voce che mi intimava di fuggire… Ho pensato che Luvan non sarebbe stato soddisfatto se avessi lascito le Ley a Leyler Turis. Uno dei ragazzi della scorta, Amgus, credo, mi ha avvicinato le redini e mi ha coperto mentre salivo in sella. È stato colpito per questo… 
  – Sì. – annuì an’Parshi. – le Guardie d’Argento hanno avuto pochi istanti per scegliere a chi essere fedeli. Più della metà ha iniziato a combattere con me. Eravamo comunque in netta minoranza… Abbiamo visto la freccia colpirvi, ma non siete caduto. A quel punto abbiamo provato a disimpegnarci per confondere le vostre tracce e proteggervi la fuga… Sapendo come cavalcate vi avremmo dato migliori possibilità lasciandovi andare solo e cercando di confondere gli uomini di Turis.
  – Quanti dei miei uomini sono sopravvissuti?
  An’Parshi scosse il capo.
  – Non lo so. Abbiamo cercato di fare più caos possibile e ci siamo dispersi. Nella notte ci siamo ritrovati in tre. Io, Mertin e Ferto. Ho lasciato i ragazzi nascosti in un punto sicuro. Abbiamo incontrato un gruppo di Coyranà, vostra nonna, mia signora, una donna di potere. Ci stavano cercando e mi hanno indirizzato qua. Al momento, le vostre forze sicure sul territorio ammontano a tre soldati e un gruppetto di Coyranà.
  –… Il corpo di Luvan… Non l’avete recuperato, immagino. – sussurrò il principe.
  – Non ne abbiamo avuto la possibilità.
  Amord aveva pianto per suo padre davanti a una strega e a un pastore, ma non pianse per il proprio amante davanti al suo soldato. Distolse appena per un istante lo sguardo.
  – Per fuggire ho usato tutti i vostri sporchi trucchi. – disse invece, cambiando argomento. – Due traditori mi hanno raggiunto. Due Guardie d’Argento che conoscevo da una vita. Hain e Kubert. Ho usato i pugnali avvelenati. Ho nascosto i corpi e ho preso i loro cavalli, facendoli correre uno a fianco all’altro, mentre il mio proseguiva su un’altra strada. Non riuscivo a estrarre la freccia, da solo. Alla fine, quando li ho sentiti dietro di me, mi sono buttato in un fiume. Sono ripassato proprio sotto di loro…  Ma tra il freddo e la ferita ho finito per perdere i sensi… Credo che la mia fuga sia durata meno di quattro ore, poi Ven mi ha trovato.
 Al sentirlo nominare, il nobile si girò verso il pastore, come ricordandosi solo in quel momento della sua esistenza. Anche se sedeva nella sua casa.
  – Ben fatto, ragazzo. A tempo debito questa lealtà sarà ripagata. – disse.
 Ven si trattenne a stento dallo sbuffare. Nonostante il suo fare composto, Amrod non sembrava il miglior investimento del momento. Il principe parve accorgersene e gli rivolse un mezzo sorriso.
  – Cosa ci si aspetta che io faccia? – chiese Amrod.
  – Vostro zio, il leylord dell’Est, riunirà gli eserciti dell’Est e del Centro. – rispose an’Parshi. – Il Sud è in bilico. Dobbiamo riunirci al più presto a vostro zio e studiare con lui un piano d’azione.
 – Mio zio è il miglior generale delle Ley, non ha bisogno di me per studiare un piano d’azione. – replicò Amrod.
 – Cosa volete fare, mio signore? – chiese an’Parshi.
 Amrod si concesse un sorriso amaro.
 – Quello che vorrei fare non verrà discusso adesso. Ora discutiamo di quello che farò. Vilaya, c’è un modo per mettersi in comunicazione con mio zio, nella Ley dell’Est?
 La ragazza si sfiorò il corpetto.
 – Sì. C’è. – rispose.
 Ven annuì. Si diceva che le donne Coyranà potessero comunicare in qualche modo tra loro a grande distanza. Probabilmente c’era del vero in quelle voci.
  – Ven, quanto siamo distanti dalla più vicina miniera prigione?
  Sentendosi chiamato in causa, Ven sobbalzò.
  – Quella in cui hanno rinchiuso mio zio è a mezza giornata di cammino.
 – E, suppongo, è piena di gente del nord detenuta ingiustamente e, di conseguenza, arrabbiata. Queste persone, a loro volta, avranno delle famiglie, anche loro piuttosto arrabbiate.
  – Cosa volete fare? – chiese an’Parshi.
  – Non quello che voglio fare. Quello che farò è far capire alla gente del nord che non è la legge del leylord che li ha resi schiavi. Tutti pensano che io debba fuggire verso sud, per riunirmi all’esercito che mio zio tra qualche decade avrà organizzato. Il leyler non manderà guardie aggiuntive alla miniera prigione. Penso che una bella rivolta sia proprio quello che ci vuole. Penso che, quando avremo liberato i loro cari, molti degli abitanti del nord potranno scegliere un leylord pervertito che fa rispettare delle leggi certe, piuttosto che un virile leyler che li affama e li schiavizza.
  – Questo è… 
  Il nobile era rimasto a boccheggiare.
 Ven sperò che si rendesse conto che tre uomini armati, una strega coyranà e un principe pervertito ferito non avevano alcuna speranza contro qualche decina di guardie armate.
  Amrod, però, adesso stava fissando lui.
  – Ovviamente la gente imprigionata nella miniera non si fiderà di una strega coyranà, di un nobile che ha vissuto all’estero metà della vita o di un leylord pervertito. Ci vuole qualcuno di cui possano fidarsi, che possa garantire per noi, un uomo del nord che senta tutto il peso delle angherie del leyler.
  Ven sbatté le palpebre un paio di volte, non del tutto convinto che stesse davvero parlando di lui.
  – Io sono un pastore. – si trovò a dire, quasi balbettando. – Non so leggere. So contare solo le mie pecore. Non sono mai stato a oltre un giorno di cavallo da qui. Non voglio avere a che fare con questo. È solo un caso che vi abbia trovato io. Domani voi sarete andato e io tornerò a badare alle mie pecore.
  Amrod continuava a fissarlo. Aveva occhi chiarissimi, difficili da ignorare.
  – Non ho scelto di essere leylord. Lo Spirito solo sa se non avesse ragione mio padre. Un leylord dovrebbe essere grande e forte e combattere con uno spadone a due mani. Io non riesco neppure a sollevarlo un spadone a due mani. Non posso essere quello che non sono, ma sarebbe un insulto verso lo Spirito e verso le persone che ieri sono morte per permettermi di vivere se non facessi del mio meglio con quello che sono. Tu mi hai salvato. Non hai scelto di trovarmi, ma hai scelto di salvarmi. Non mi importa quello che non puoi fare. Ma sarebbe un insulto verso te stesso non fare quello che invece puoi fare. Darti una possibilità, per quanto improbabile.
  Impercettibilmente, lo sguardo del principe si era spostato verso Vilaya. Anche lei stava guardando Ven. Lo guardava come nessuna donna l’aveva mai guardato. Non come un pastore pieno di debiti, ma come un potenziale eroe.
  Lei, era chiaro, sarebbe andato con Amrod. Lui poteva fare lo stesso. 
  Era un’infatuazione, nel migliore dei casi un amore impossibile.
  Non ne sarebbe uscito niente di buono.
  – Sono dei vostri. – disse, sostenendo lo sguardo grigio del principe.

*

 – Raccontami ancora di te e di mio papà.
 In sottofondo, un trovatore stava cantando un vecchia ballata nel Salone d’Inverno del Sal.
 Patrize era fuggita dal controllo della sua bambinaia, si era intrufolata tra le gambe dei nobili della corte e si era arrampicato sulle ginocchia del leylord. A cinque anni, non sapeva di essere l’unica persona a cui Amord mostrasse pubblicamente affetto. Nel suo mondo infantile, non le era sembrato strano che, dopo la morte di suo padre, nella ley del Nord, fosse arrivato un uomo vestito di velluto e pellicce per annunciare a lei e al fratello che il leylord li accoglieva a corte, perché, tanti anni prima, loro padre, Ven Sender, gli aveva salvato la vita. 
 Amord le accarezzò i capelli castani.
 Non era figlia di Vilaya, morta in un fulgido tramonto di primavera, durante la lunga guerra civile che lo aveva portato sul trono.
 Da qualche parte nel palazzo, il fratello di Patrize stava probabilmente leggendo con la fronte corrucciata. Aveva quindici anni, un carattere terribile e, quando era stato condotto a palazzo, sapeva scrivere in due lingue, sia pure con una pessima calligrafia. 
 Amrod regnava ormai da più di trent’anni. Non c’erano più schiavi nel Leynlared e quasi nessun analfabeta.
 – La mia storia! – protestò la bambina.
 Il leylord sorrise.

 – Tutto è iniziato per via di Puk, il cane di tuo papà, che era innamorato della femmina di segugio di un lord. Non bisogna mai sottovalutare la forza e gli effetti degli amori impossibili… 

Eccoci in fondo. Sono ancora troppo febbricitante per aggiungere qualcosa di coerente. Vi posso lasciare il link a un'altro storia del Leynlared, una delle poche rese pubbliche, insieme a La recluta muta, pubblicata nell'antologia Il carnevale dell'uomo cervo e altri racconti dal trofeo Rill e dintorni, l'antologia realizzata per l'edizione 2012 del Trofeo Rill (dove il mio racconto si è classificato terzo).