martedì 15 novembre 2016

Green Manor – Letture

Come vi raccontavo, a Lucca, nella mia mattinata di libertà sono entrata all'apertura nel padiglione degli editori dove sono incappata in alcuni irresistibili volumi cartonati che poi mi sono portata nello zaino fino a sera. Ho avuto male alle spalle per tre giorni.
È bello scoprire che, almeno in un caso (l'altro devo ancora leggerlo) ne sia valsa la pena.
Green Manor è un piccolo gioiello. Lo è già come oggetto. Ricorda in tutto per tutto un volume ottocentesco e al tatto regala una sensazione bellissima, che riporta ai tempi in cui i libri erano oggetti di lusso. L'ultimo libro così bello da un punto di vista meramente estetico che mi è capitato per le mani è stato S. La nave di Teseo, il cui contenuto, però, alla fine mi ha deluso.
Green Manor è sicuramente meno ambizioso, ma dà quello che promette. Storie nere squisitamente vittoriane.
Il Green Manor è un club londinese dove i distinti soci si trovano tutti, in un modo o nell'altro, a disquisire di delitti, a progettare delitti e solo più raramente a risolvere delitti.
Ogni storia occupa pochissime pagine e si sforza di giocare con i cliché del giallo classico, ribaltandoli e stupendo il lettore. Non tutte e sedici le storie ci riescono, ma alcune sono fenomenali. Ovviamente, la mia preferita riguarda un tentativo di omicidio ai danni di Doyle, l'inventore di Sherlock Holmes.
In tutta sincerità non pensavo che il racconto breve si adattasse alla narrazione per immagini, eppure queste brevissime storie a fumetti sono perfette così come sono, con i loro disegni falsamente rassicuranti, dove gli assassini hanno quasi sempre lo sguardo placido e i tratti vagamente disneyani. 
Onore al merito a Bao, quindi, per aver portato in Italia questo gioiello d'oltralpe per farne un volume di lusso per palati raffinati. Non mi stupisce, quindi, che abbia vinto uno dei premi che la fiera di Lucca assegna annualmente ai fumetti migliori.
Consigliatissimo, dunque, non solo agli amanti del fumetto.
C'è molto da imparare da questi mini gialli che con pochissimi tratti caratterizzano personaggi e situazioni, in due pagine costruiscono aspettative che poi vengono ribaltate sulla terza. Green Manor mi ha ricordato molto quei piccoli gioielli che sono i Racconti Imprevisti di Roald Dahl e mi ha fatto quasi impressione constatare che queste storie così british sono in realtà state scritte e illustrate da dei francesi, Fabien Vehlmann e Denis Bodart.
Da leggere. 

domenica 13 novembre 2016

Cose che cambiano, cose che restano

Ogni neo genitore, credo, vive in una sorta di regime dittatoriale con a capo il neonato. Noi siamo in un regime di dittatura illuminata che poi, probabilmente, è la miglior forma di governo (il problema è che i veri dittatori illuminati sono più rari delle fenici, degli unicorni e delle uova di roc). D'istinto deve aver capito che questi genitori improvvisati alcune cose non le avrebbero potute reggere, quindi (per ora) ci permette notti tranquille. Sa che l'ansia di questi genitori improvvisati non può reggere certi pianti. In settimana abbiamo fatto il controllo delle anche e all'appoggiarsi del gel gelido per l'ecografia è partito un pianto di un'intensità inaudita. È durato solo pochi minuti, ma è bastato a scuotermi nel profondo. Alla fine ho pensato che i poveretti che fanno tutto il giorno per lavoro ecografie ai neonati devono uscire dal turno con i timpani e i nervi a pezzi (me ne ricorderò quando mi lamenterò del caos dei miei studenti). Ancora devo assimilare l'idea che ci sono bambini che piangono in quel modo quasi tutto il giorno.
La pupattola pare essere di carattere dolce e comprensiva con questi genitori imbranati che le sono capitati e pare ricambiare il nostro entusiasmo per la nuova vita famigliare. Così vivo questa strana situazione di giornate dalla luce dorata, con lunghe passeggiate in carrozzina in cui scopro magari inaspettate fioriture verticali di margherite come quelle della foto. Poi torno a casa e apprendo che è morto anche Leonard Cohen, che Trump è il presidente degli Stati Uniti, che c'è tutto un mondo al di fuori della mia bolla di caldi colori autunnali e che quel mondo non va come io vorrei.
Vivo con degli strani ritmi da vacanziera a Ibiza, perché ho scoperto che alzarmi per la poppata della notte vuol dire nel migliore dei casi ondeggiare per diversi minuti nel tentativo di svegliarmi (mentre la pupa, invece, esige del latto subito!), nel peggiore bruciare accidentalmente il biberon. Così rimango sveglia fino circa all'una o alle due, un'orario per me, diurna, improponibile in precedenza. In compenso il marito si occupa della poppata dell'alba, cosicché io di fatto mi sveglio beata sette o otto ore dopo essere andata a nanna, con i ritmi un po' sfasati, ma senza sintomi da deprivazione di sonno. In quelle strane ore serali che non mi sono abituali purtroppo non riesco a scrivere (a volte è un problema essere diurna), ma leggo, anche se al momento ho dei problemi con un tomo troppo pensante. I libri leggeri li gestisco senza problemi con la pupa in braccio, ma se le cadono addosso le 1200 e fischia di quello attuale rischio di farle danni seri (maledetto Sanderson). Ho scoperto Sky Arte che quasi ogni sera mi propone una serata tematica musicale, cosicché io e la pupa ci stiamo facendo una cultura di tutto rispetto su generi musicali che ci erano estranei (il documentario su Demetrios Stratos mi ha aperto un mondo).

Tutti mi chiedono quanto mi senta cambiata. In realtà non saprei. Non tanto. Non quanto mi sarei aspettata. Sto facendo cose che ho sempre desiderato fare, dando affetto a una bimba, come ho sempre desiderato fare, quindi mi sembra abbastanza naturale esserne felice.
Non è cambiato, però, il mio modo di pensare o di vedere il mondo. 
Sinceramente, pensavo che mi sarei addolcita e che avrei indugiato maggiormente su pensieri dai colori confetto. O, meglio, che mi sarebbe interessato di più indagare intellettualmente pensieri color confetto. Che so, scrivere favole della buona notte. Scrivere racconti rosa e a lieto fine.
Invece sono passo le ore a fare i sorrisetti e i versetti alla pupattola, con il marito che si chiede seriamente se io sia impazzita, ma quando mi siedo al computer torno là nelle zone d'ombra che mi piace indagare.
Ho iniziato un nuovo racconto giallo, che in realtà covavo da quest'estate. È ambientato nel 1349. Nel pieno della grande peste.

giovedì 10 novembre 2016

Seguendo la cometa 4 – Moduli

C'è un momento in cui ti rendi conto che se hai aggiornato anche una sola volta le graduatorie docenti senza aiuto puoi conquistare il mondo...

Vi segnalo intanto anche una bella recensione alla mia antologia, la trovate qui. Grazie di cuore a Stefano Sacchi che, per altro, deve aver letto il libro in tempo record! Vi ricordo che La spada, il cuore e lo zaffiro è comodamente acquistabile su amazon o sul sito di Rill.

lunedì 7 novembre 2016

A tu per tu con Brandon Sanderson

Da dove cominciare?
Chi segue il blog sa che Brandon Sanderson è un autore che mi piace. È giovane, ma scrive un fantasy maturo. Da che ho iniziato a lavorare con le parole e le trame ho un problema: fiuto i colpi di scena con troppa disinvoltura. Tutti a dirsi sconvolti dalle morti della saga de Il trono di spade, ci fosse stato un colpo di scena uno che mi avesse davvero sorpreso. Certo, magari qualche personaggio minore è sfuggito alle mie previsioni, ma ho un'idea piuttosto precisa di come evolverà la vicenda, ce l'ho dal primo libro e finora nulla mi ha smentito.
Di Sanderson ho letto per prima la saga dei Mistborn e a fine libro primo ho capito che no, non avevo la più pallida idea di quello che sarebbe potuto succedere. L'ho divorato, apprezzando sia il "come andrà a finire?" che la tutt'altro che banale meditazione sulla religione che stava alla base della vicenda.
Ho letto poi praticamente tutto ciò che di suo è stato tradotto e nulla mi ha mai deluso, ma molto mi ha stupito. Quando prendo in mano un suo libro non so mai cosa aspettarmi, cambiano le atmosfere, le tematiche, le ambientazioni, ma non cambia mai l'accuratezza con cui sono descritti mondi e vicende. Lui, più di tutti, negli ultimi anni, ha tenuto desto il mio senso del meraviglioso.
Ormai non è più un autore di nicchia o una giovane promessa. Si parla da tempo di trasposizioni cinematografiche o televisive delle sue opere. Tra gli autori sotto i 60 lui e Neil Gaiman sono per me il top della narrativa fantastica.
Quindi capite che l'idea di andarlo a intervistare per me era un sogno non da poco. Fino all'ultimo ho pensato che la cosa non sarebbe andata in porto. O che non era come avevo capito. Sarebbe stata una conferenza stampa e forse sarei riuscita ad alzare la mano per fare una singola domanda.
Invece no. Ero io, lui, il fotografo e il traduttore, in una bella villa liberty di Lucca, con la luce che filtrava dalle finestre dai vetri colorati.

L'intervista la sto ancora sbobinando. Il mio mio non inglese è subdolo, perché non l'ho mai studiato, ma ho sempre viaggiato molto. Quindi, spannometricamente capisco e persi nella discussione, non tutto è stato tradotto e ora ho il mio da fare a tradurre quel "spannometricamente" in "quello che esattamente ha detto". Le foto ufficiali ancora non mi sono arrivate. 
Ma le impressioni, quelle ve le posso regalare.

La prima cosa che colpisce in questo ragazzone americano è l'umiltà e la gioia nel fare quello che fa. È un nerd e non se ne vergogna e vuole dare al lettore esattamente quello che lui cerca. Storie, tante storie, che giungano a una conclusione, con una trama non scontata. Che detto così è una sciocchezza. Quale lettore non ama avere tante storie diverse dei suoi autori preferiti, possibilmente che giungano a delle conclusioni? Nella prassi, quanti autori ci offrono davvero questo?
Sanderson è uno scrittore che pensa da lettore e con molta umiltà scrive per i lettori, probabilmente per il lettore che è in lui. Questo non vuol dire svendersi, tutt'altro, vuol dire lavorare sodo, consapevole di avere un pubblico attendo ed esigente che va trattato con rispetto.
Quello che mi ha trasmesso è la consapevolezza di avere il privilegio di fare ciò che ha sempre desiderato fare, unita alla consapevolezza che sono i lettori a permettere tutto questo e che pertanto vanno rispettati. Non assecondati, attenzione, ma rispettati.
Che Sanderson fosse un gran lavoratore lo sapevo già, ma parlando con lui ne ho avuta la conferma. La scrittura è un lavoro certosino. C'è una serie di suoi romanzi che è ambientata in Stati Uniti sconvolti dall'apparire di super eroi folli che hanno modificato completamente l'economia e la geografia stessa delle città. Eppure per costruire quelle città mutate è partito dallo studio delle cartine e dalla storia stessa delle città reali, dando così alla sua New York allagata o alle sua Atlanta fatta di sale un realismo e una consistenza unica. Un'idea può partire da un "e se?", ma un romanzo ha bisogno di lavoro di costruzione e di studio.
Non c'è nulla di improvvisato in quello che fa. Ho visto i disegni del suo universo e il bozzetto di un giornale di uno dei suoi mondi alternativi. Non c'è un particolare fuori posto. 
Sanderson sa esattamente cosa vuole fare. Abbiamo parlato un po' dell'evoluzione della saga dei Mistborn (cose che, forse, in Italia vedremo tradotte tra dieci anni, considerando che siamo indietro di parecchio su ciò che è già edito negli USA e lui si riferiva a cose su cui sta ancora lavorando). Sarebbe stato facile riproporre ai lettori cose note. Gli stessi personaggi, le stesse ambientazioni, le stesse situazioni. Ci sono autori che sono campati una vita (o stanno campando una vita) facendo questo lavoro, per la gioia dei loro editori. Lui vuole mostrare mondi in evoluzione andando a parare in qualcosa (per i particolari dovrete aspettare l'intervista) di inedito nel panorama della letteratura fantastica. Ci vuole una gran determinazione e una gran fiducia nei propri lettori per fare una cosa del genere (io lo immagino il suo editore a chiedergli mille volte se era proprio sicuro, se non era meglio far tornare in campo i personaggi dei primi libri di successo...). Eppure è questa la chiave del suo successo, credo. 
Per quanto il mercato americano dia sicuramente più opportunità del nostro, neppure lì emergere è facile. Lui non ha mai voluto essere emulo di nessuno, anche se i suoi riferimenti li ha ben chiari in testa. È emerso perché ha portato qualcosa di nuovo e vuole continuare a farlo, perché alla fine il pubblico può anche essere rassicurato dalla riproposizione di ciò che ha amato, ma l'innamoramento arriva con le novità. Non credo che Sanderson voglia un pubblico di vecchi ex innamorati fedeli e rassicurati, ma lettori sempre pronti a stupirsi e a innamorarsi di nuovo di nuove storie. C'è una bella dose di rischio in questo. Eppure non è quello che davvero chiediamo un autore?

Infine, Sanderson mi ha trasmesso una cosa del tutto inaspettata. Bontà. Un ragazzo buono, che fa quello che ama, vede il mondo per quello che è, ma ha un'intelligenza non venata da cinismo. Ho pensato che è fatto della pasta dei suoi eroi. Che non si illudono e non sono perfetti. Che spesso e volentieri sbagliano. Ma alla fine sono profondamente buoni, almeno nelle intenzioni. 
Spesso nei suoi romanzi ci sono storie di riscatto, curiosamente, credo che ci sia molto di autobiografico. Immagino Sanderson adolescente, nerd e tutt'altro che sportivo, con genitori assai preoccupati per il suo futuro, ma con una fiducia nelle proprie possibilità che alla fine è stata più che ripagata. È difficile non pensare ai suoi personaggi, che partono sempre dal basso, eppure sono mossi da una fiducia che viene sfidata e messa alla prova, ma il più delle volte alla fine viene ripagata.

Alla fine, ne sono uscita anche con una gran voglia di scrivere e di non darmi mai per vinta. Lui quando ha pubblicato il primo romanzo ne aveva dodici nel cassetto. Non uno, non due, non tre. Dodici. Di questi dodici, parecchi ora hanno visto la luce (il che spiega anche la sua apparente inumana velocità di scrittura: si era portato avanti un sacco col lavoro). Quindi chissenefrega se qualcosa rimane nel cassetto. C'è sempre la speranza che ne esca.
Non ho ancora la testa per riprendere a lavorare su un romanzo, ma un racconto l'ho iniziato. Nei ritagli di tempo, a tarda sera, in modo imperfetto, chissenefrega, ma ho tutta l'intenzione di finirlo. 


giovedì 3 novembre 2016

Giorni magici


Dite che state per mettervi in viaggio con una lattante e qualcuno di certo vi predirrà l'apocalisse. Come minimo la fine di tutte le routine impostate con sequela di notti insonni, fino al tracollo sanitario. Invece, alla facciaccia dei gufi, alla pupattola piace viaggiare. Zero pappe saltate, zero ritmi interrotti.
Abbiamo fatto base a Viareggio e devo dire che, per quanto io ami la campagna, trovarmi in un ambiente simil cittadino per una volta mi ha fatto raggiungere l'estasi. 
Appartamento con ascensore, invece che tre viaggi su e giù per le scale ogni volta che si vuole uscire cinque minuti netti dalla decisione al marciapiade.
Dall'altra parte della strada un fast food specializzato in tagliate, a due strade il supermercato e, ovviamente, a venti minuti di carrozzina, il mare. Nel nostro bel borgo sbagliare tipo di pannolini è un piccolo dramma domestico. Bisogna trovare qualcuno che tenga la bimba, aspettare che abbia mangiato, prendere la macchina, pregare che non ci siano ritardi per tornare in tempo per la pappa successiva. Oppure trovare un gentile volontario, istruirlo su cosa comprare, sperare che abbia capito bene. Di colpo, per quattro giorni è stato "ok, scendo e vado a prendere quello che manca". Non credo che ripudierò mai la campagna, uscire con il passeggino, andare a vedere gli asinelli o i greggi che passano è un privilegio. Altre famiglie sono venute a Viareggio per respirare "aria buona", mentre noi, rispetto a casa, sentivamo l'odore dello smog. Però per quattro giorni è stato il Nirvana.
E poi a 20 minuti c'era quel luogo magico che è Lucca Comics & Games.
Io e il marito siamo andati a turno.
Lunedì è stato il mio giorno. Arrivata all'alba, mentre passeggiavo sulle mura ancora deserte (quelle in foto), la mia prima considerazione è stata che ero al mio decimo Lucca Comics & Games e non ha mai trovato la pioggia. Considerato il periodo dell'anno inizia a sfidare ogni statistica. Druidi in azione?
Poi pian piano le vie e le mura hanno iniziato a popolarsi di cosplayer, nerd e curiosi e io all'apertura mi sono infilata negli stand degli editori. Pessima mossa. Nel senso che non c'era alcuna ressa, si poteva guardare tutto con calma, vedere un sacco di cose interessanti... Comprare un sacco di cose interessanti! Alle 11 avevo già finito i soldi e lo spazio nello zaino. Un sacco di volumi meravigliosi erano cartonati e dato che sono rientrata solo a sera... Ho ancora le spalle che fanno male!
Al pomeriggio ho fatto l'autrice.
Allo stand di Rill c'erano i miei libri e il poster con la copertina dell'antologia (che non ho portato a casa perché non avevo dove metterlo...)
C'è stata la presentazione dell'antologia in sala Ingellis, quella dove passano i vip, seduta un attimo prima c'era uno scrittore di nome Terry Brooks... C'è stata l'intervista radiofonica e, sopratutto c'è stato ciò che mi ha davvero convinto alla trasferta.

Se seguite il blog, avrete notato che amo la letteratura fantastica, ma sono piuttosto schizzinosa. Negli ultimi anni, tuttavia tra le recensioni più entusiastiche che ho scritto di libri fantastici c'è un nome che si ripete spesso. Addirittura scrive fantasy così ben strutturati da avermi mandato in crisi come autrice. Si tratta di Brandon Sanderson, autore statunitense di romanzi che per me sono stati folgoranti. Ebbene, io Brandon Sanderson l'ho intervistato. Per una quarantina di minuti l'ho avuto tutto per me, con tanto di interprete e fotografo, per chiedergli ciò che volevo!
Di questo, di come mi abbia incantato sia a livello professionale che a livello umano, riparlerò a breve...
Per ora un grande, enorme GRAZIE, a tutto lo staff di Rill e in particolare ad Alberto Panicucci per aver realizzato, in un autunno di sogni realizzati, un altro dei miei sogni.

giovedì 27 ottobre 2016

Seguendo la cometa 3 – Il corso informativo

Alla fine non ho fatto i fumetti sulle altre adozioni "storiche", magari recupero più avanti. 
In questi casi ognuno, credo, può raccontare solo la propria storia, sperando che magari sia anche utile agli altri, tolga loro un po' di paura. Io avrei gradito davvero trovare scritto da qualche parte in modo sdrammatizzante cosa mi sarebbe toccato. Avevo dei racconti di prima mano, però, non so, avrei voluto anche qualcosa da sfogliare, credo.
Seguendo la Cometa racconta la mia storia, l'unica cosa autobiografica in cui mi sia mai buttata, e ovviamente sarà diversa da ogni altra esperienza nel campo adozioni e fa riferimento alla trafila burocratica della mia regione, il Piemonte. Siccome ogni regione ha dei protocolli leggermente diversi, ci saranno inevitabilmente delle discrepanze se qualcuno legge da un'altra parte d'Italia.
Qui da noi, il primo passo "ufficiale", se ci si vuole avvicinare davvero all'adozione, è il corso informativo, tenuto dalle équipe territoriali a cadenza regolare.
Il nostro è stato più o meno così:
PS: tutte le cose dette al mattino sono vere. Ma sono vere anche quelle dette al pomeriggio. Alla fine, questa, come altre cose, è anche una questione di fede, non necessariamente in un essere divino, ma nel futuro, nelle proprie capacità, nella sorte, in quello che volete voi. 

PPS: con molti patemi d'animo, alla fine ho dato ragione a mio marito e, come da post precedente, lunedì sarò a Lucca. Che ci crediate o no, l'occasione irrinunciabile non è la presentazione del libro, ma un'altra cosa di cui (se va tutto bene) vi parlerò. Ci si rilegge in un qualche momento dopo martedì.

martedì 25 ottobre 2016

Presentazione "La spada, il cuore e lo zaffiro" – Lunedì 31 ottobre, ore 18, Lucca Comics &Games


L'antologia La spada, il cuore e lo zaffiro sarà presentata
LUNEDì 31 OTTOBRE – ORE 18
Sala Ingellis, padiglione games
LUCCA COMICS & GAMES
Contestualmente avverrà la premiazione del trofeo RiLL, a cura di Associazione RiLL, che ha voluto e curato l'antologia.

Se va tutto bene, lunedì la puppattola starà col papà qualche ore e io farò un salto a Lucca (se qualcosa dovesse andare storto, l'antologia se la caverà senza di me, suppongo).
Sapete già quanto io tenga a questa manciata di racconti. So che molti di voi frequentano Lucca, se volete sapete dove e a che ora trovarmi. L'antologia la troverete allo stand di RiLL, nel padiglione Games oppure sul sito di RiLL oppure su Amazon.