"Stenderò il mio rapporto come se fosse una storia. Mi è stato insegnato, quand'ero bambino, sul mio pianeta natale, che la Verità è una questione di immaginazione" U.K.Le Guin - La mano sinistra delle tenebre
mercoledì 14 settembre 2022
Ripartenza con dita incrociate
martedì 30 agosto 2022
Volta la carta
Il post scorso l'ho dedicato a Sandman. In questo morire dell'estate sto leggendo le ultime storie a fumetti dedicate al personaggio, che ancora mi mancavano. In una delle introduzioni l'autore tenta una sinossi in due frasi: "Il signore dei Sogni si rende conto che o si cambia o si muore. Compie la sua scelta"
Suppongo che sia vero per tutti, non solo per il signore dei sogni e qui è tempo di cambiamenti.
Quando sono diventata mamma ascoltavo con una certa diffidenza le frasi tipo "goditela ora, poi cresce in un baleno", "ti giri un attimo ed è già diventata grande". Ecco. E ora sono puntualmente qui con la lacrimuccia agli occhi a preparare la festa per i suoi sei anni, lo zaino per la scuola, i grembiulini neri che mi fanno tanto tristezza. Mi chiedo dove siano finiti tutti questi anni. Però in realtà lo so, perché, come Tolkien insegna, i periodi che passano in fretta e sono solo poche righe nei racconti sono i tempi felici.
Negli ultimi cinque anni siamo andati avanti e indietro dal Nido Scuola Giacomini.
Ci siamo arrivati, come capita nelle storie migliori, per caso, perché era un nido che aveva posti disponibili, era vicino alla scuola dove insegno e aveva anche orari compatibili con i miei. E le maestre all'open day ci parlavano del metodo educativo, della particolarità degli ambienti, ma io guardavo solo la tabella oraria, quindi tutta la spiegazione sulla matrice montessoriana del "Reggio Children" me lo sono persa. Mi ero resa conto che a disposizione dei bambini c'erano tubi di varie dimensioni, una ruota di bicicletta, delle cose semifuse credo in plastica, ma alla fine era una struttura aziendale e l'azienda faceva, fa ancora, valvole e tubature. Ovvio che con valvole e tubature facessero giocare i bambini.
Il primo giorno di inserimento ho incontrato la flemma granitica della maestra Anna. Ci ha fatto fare un giro, mostrandoci gli armadietti che i bambini avrebbero imparato a usare in autonomia. "Ma le antine sono pesanti, non si schiacciano le manine?" ha chiesto una mamma. "Sì, ma una volta sola" ha risposto la maestra. Da quel momento nella mia testa lei è diventata una sorta di divinità preistorica cretese incarnata, signora di bambini e serpenti, capace di placare entrambi con lo sguardo, di trasportarne tre alla volta e di rendere possibile l'impensabile. Una volta a un incontro con i genitori ha proiettato le foto dei lavori che stava facendo con i bambini con l'acqua e la luce. I bambini (del nido) osservavano l'acqua contenuta in un grosso vaso di vetro che veniva via via colorata da luci diverse. I bimbi nel filmato toccavano, indicavano, maneggiavano il vaso in svariati modi. "Ma è di vetro!" ha osservato una mamma. "Certo, glielo ho detto e per questo sono stati attenti" ha risposto la maestra. Quando quest'anno, all'ultimo anno di asilo, ogni bambino ha portato a scuola un vaso di vetro "di forma strana", ormai l'unica preoccupazione dei genitori è stata che la forma fosse abbastanza strana.
Questi cinque anni sono trascorsi così. Tra le restituzioni difficili di nostra figlia: "Abbiamo fatto un albero che non era un albero con tante cose che poi facevano ombra e poi abbiamo colorato le ombre con le conchiglie" (era una meridiana prodotta da loro, con le strisce a terra tracciate dai bambini con delle conchiglie allineate). Richieste complicate: "Devo portare a scuola una cosa che assomiglia a un'altra perché devo costruire una città di grattacieli". Racconti avventurosi: "È entrato un pipistrello a scuola e la maestra è riuscita a fotografarlo, poi l'ha fatto uscire prima che arrivasse su noi bimbi e poi abbiamo visto dei video sui pipistrelli.
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| L'albero meridiana, molto difficile da raccontare! |
In mezzo a tutto questo c'è stata una pandemia mondiale, c'è stato la chiusura, ci sono state le zone rosse, arancioni, gialle, arcobaleno. Il sistema asilo ha retto con insperata facilità. Norme molto severe sui genitori. Guai a fermarsi! Guai a toccare! Vietato anche un passo dentro la struttura! Norme sensate per i bambini, che in pratica venivano disinfettanti all'ingresso, lasciavano scarpe e giacca e si buttavano nella "bolla" dove la vita proseguiva come sempre. Al termine della giornata tutte le cose usate (cioè tubi, vasi di vetro, strani paletti, oggetti vari di forma indefinita) venivano disinfettate. Sarà stato il caso, la buona sorte o chissà cos'altro, ma non abbiamo avuto neppure una quarantena da scontare.
Fosse stato per me avrei lasciato alla maestra Anna (e alla maestra Cristina e alla maestra Michela e a tutte le altre) mia figlia fino all'università. Ma il cambiamento fa parte della vita, è l'unica alternativa alla distruzione e è giunto il tempo per andare.
Ci sono tante cose che non ho imparato come mamma in questi cinque anni. Non ho imparato a gestire i capricci per non andare a scuola. Se arrivavano mal di pancia improvvisi ho sempre e solo sentito la pediatra paventando virus intestinali. Non ho imparato a discutere con le maestre, solo a chiedere consiglio. Non ho imparato a gestirmi in una chat genitori, dove al massimo arrivano messaggi del tipo "il vaso di vetro che è tornato a casa non è il nostro". Non ho imparato a gestire dinamiche in cui bambini venivano esclusi o presi in giro. Non ho imparato a gestire la competitività. Non ho imparato a temere i colloqui con le maestre.
Vorrei continuare a non imparare queste cose. La scuola elementare che alla fine abbiamo scelto non ha un particolare metodo educativo, è una banale scuola elementare statale. Però ha un dolce azzurro pastello alle pareti. La possiamo raggiungere anche in bicicletta. Dentro è un tripudio di cartelloni e la maestra ha un sorriso gentile.
Spero che il cambiamento, seppur inevitabile, possa essere dolce.
Spero di continuare a ricevere richieste improbabili.
Spero di sentire ancora un sacco di informazioni sui pipistrelli, apprese perché uno di loro era entrato in aula.
Spero di continuare a sentire domande e curiosità negli occhi.
Spero di continuare a vedere bambini che giocano con gentilezza reciproca.
Voliamo verso nuovi orizzonti, andiamo incontro al cambiamento
| Mi mancherà questa vista ogni mattina |
Se qualcuno volesse leggere un nuovo capitolo della mia storia, lo trova qui
venerdì 12 agosto 2022
Di Sandman, del potere del Sogno, di strane polemiche su Morte
Sogno appartiene alla "simpatica" famiglia degli Eterni di cui fa parte anche sua sorella Morte. Morte è, senza se e senza ma, il personaggio più amato della serie. Una ragazzetta dall'abbigliamento gotico, ma dal carattere solare, che compie con dolcezza il suo dovere: offrire un sorriso che faciliti il momento del trapasso. Tra tutti gli Eterni, Morte è quella che maggiormente ha in simpatia l'umanità, di cui conosce grandezze e meschinità. E tutti noi lettori vorremmo trovare lei al termine del nostro cammino. Ora, per la serie è stata scelta un'attrice di colore e questo ha scatenato un putiferio.
giovedì 28 luglio 2022
Le rose di Versailles vs Lady Oscar
Giunta quasi al termine della monumentale opera di Riyoko Ikeda, La finestra di Orfeo, mi sono detta che era arrivato il momento di affrontare la lettura del suo manga più famoso, quel Le rose di Versailles del 1973 da cui è tratta la famosissima serie animata Lady Oscar.
sabato 2 luglio 2022
Letture per l'estate
Giorgio Bastonini
Uno strano pubblico ministero
🐈🐈🐈🐈
Il giallo da ombrellone che stavo aspettando. Un'indagine in un'Italia brutta, ma piena di belle persone. L'Italia brutta è quella di Latina. Un posto dove le mafie si scontrano con l'emarginazione e il fanatismo religioso. In cui ad indagare, però, c'è un pubblico ministero che sembra un po' un eterno adolescente. Come ogni adolescente è imbranato con le donne, non è proprio un esempio di affidabilità, ma crede ancora nelle persone. E poi ci sono gli adolescenti veri, quelli che finiscono facilmente nei guai, possono essere usati, ricattati, manipolati, plagiati. Ma sono anche in grado di generosità spontanea, piccoli grandi gesti in grado di cambiare almeno un po' di mondo.
Tony Hillerman
Il canto del nemico
🐈🐈🐈🐈
Altro buon giallo da ombrellone. Questo romanzo dei primi anni '70 ci porta negli USA e più precisamente in una riserva Navajo. È un momento particolare, in cui i vecchi ancora ricordano in modo vivo la cultura tribale e i giovani vivono sospesi tra tradizione e modernità. Sopratutto, c'è chi cerca un proprio cammino da percorrere, che non rinneghi le proprie origini, ma non si chiuda al cambiamento. A indagare su un omicidio che apparentemente ha poco da raccontare ci sono un poliziotto navajo e un antropologo cicciottello. Due sono i pregi principali del romanzo. La descrizione dall'interno della riserva Navajo, fatta senza pietismi e luoghi comuni. I Navajo non sono né vittime né eroi. Semplicemente portatori di una civiltà diversa, con valori non coincidenti con quelli dominanti. Persone consapevoli di essere minoranza che hanno deciso di non guardare al passato con eccessiva nostalgia, ma che non rinnegano il proprio essere. Divertente è invece la scelta dell'autore di regalare il principale ruolo d'azione, quello dell'eroe alla Indiana Jones, all'antropologo ciccio, ipocondriaco e imbranato. Il romanzo parte piano, ma poi cattura e fa venir voglia di leggere ancora. Onore al merito ad HarperCollins per aver recuperato questi romanzi, ma leggerli prima di scrivere la quarta di copertina era forse una buona idea. La quarta, infatti, presenta come co protagonista non l'antropologo, ma un giovane navajo che sogna di diventare sciamano. Peccato che questo personaggio non compaia mai. È infatti il protagonista di alcuni romanzi successivi scritti dallo stesso autore...
Se invece volete leggere qualcosa di mio, ecco un capitoletto.
lunedì 20 giugno 2022
Mystfest 2022 - Al Gran Giallo Città di Cattolica
venerdì 10 giugno 2022
Quello che ritroveremo tra dieci anni
Ogni anno scolastico è un'epopea a se stante.
Quello 2020/2021 è stato un poema eroico di stampo omerico, con sempre nuovi pericoli da superare, difficoltà imprevista, ostacoli all'apparenza insormontabili. Un anno fa siamo arrivati a giugno esausti, ma con una sorta di euforia interiore la sensazione di avercela fatta, di aver raggiunto una qualche Itaca interiore.
Il problema di tornare a Itaca è che si scopre, sempre, che nel frattempo Itaca è cambiata, le persone che la abitavano sono invecchiate, Argo si regge in piedi il tempo di salutarti prima di spirare e tu stesso non sei più quello che è partito.
Non siamo più, tutti quanti, quelli che sono partiti a inizio pandemia. Questo è stato l'anno scolastico in cui abbiamo dovuto fare i conti con noi stessi, con le voragini createsi negli animi, con la diffidenza verso il futuro. Un anno in cui i ragazzi si sono trovati troppo da vicino a fare i conti non solo con i lutti, ma con la loro stessa mortalità, in cui, nel momento in sembrava ci si potesse riaffacciare alla vita abbiamo dovuto invece affacciarci alla guerra. Una guerra che ha per noi la faccia dei profughi arrivati per alcuni giorni nella nostra scuola. Sguardi spersi, difficoltà a comunicare, nostalgie che non siamo in grado di consolare.
Quest'anno è stato, in gran parte, il viaggio eroico dei ragazzi attraverso la terra desolata del loro animo. Non ho messo neppure una nota sul registro, non ho alzato la voce, ma per la prima volta nella mia carriera da prof mi sono trovata a gestire degli attacchi di panico (trovandomi grandemente impreparata), dei pianti scoppiati senza apparente motivo. Ho dovuto fare i conti più con gli sguardi spenti che con la vivacità da arginare.
Per lasciare una traccia di tutto questo, probabilmente nella speranza di seppellirlo, l'ultimo giorno di scuola abbiamo interrato una capsula del tempo. Una scatola che sarà aperta tra dieci anni, nel 2032, piena di materiali che possano permettere ai ragazzi del futuro di capire questo nostro tempo.
I miei alunni hanno scritto ai ragazzi del futuro e io, grazie a quelle lettere, ho finalmente capito, almeno un po', la terra desolata in cui si stanno muovendo.
Nella nostra zona il covid ha colpito duro. Molti di loro hanno avuto l'esperienza di essere in casa con i genitori malati, che non riuscivano ad alzarsi dal letto. Spesso dovevano badare ai fratelli più piccoli. Alcuni di loro hanno perso i nonni, ma non mi ero reso conto che molti hanno temuto di perdere i genitori, che stavano male nella stanza accanto alla loro. Si sono trovati di colpo investiti della responsabilità degli adulti e sopratutto hanno toccato la fragilità degli adulti a cui ora, spesso, nascondono il proprio malessere per non aggravare il loro. Perché quando finalmente sono usciti dall'isolamento si sono accorti di essere passati senza accorgersene dall'infanzia all'adolescenza. I miei alunni sono entrati in lockdown a 10/11 anni, hanno frequentato la prima media a singhiozzo, in pratica hanno ripreso a vivere a quasi 13 anni. I loro corpi e le loro menti sono cambiati in questo tempo sospeso. Ora si sentono in parte derubati di un momento che non potrà più tornare, in parte inadatti al loro nuovo presente. Gli sport e le attività lasciate a 11 anni non si possono riprendere a 13 come se niente fosse. C'è chi non si sente più capace, chi tradito dal proprio corpo, chi non riconosce più se stesso e gli amici di prima. Percepiscono come iper giudicante il mondo virtuale in cui avevano trovato rifugio eppure faticano a muoversi in quello reale.
E noi, gli adulti, invece di accoglierli con un abbraccio, critichiamo la loro mancanza di entusiasmo, ci stupiamo per la loro apatia e intanto apparecchiamo per loro un mondo che si preannuncia sempre peggiore. Rimproveriamo loro la mancanza di ottimismo mentre risuonano le notizie di bombardamenti vicino alle centrali nucleari.
Se la caveranno. Lo so che se la caveranno. Una delle cose che nonostante tutto siamo riusciti a fare, l'anno scorso, è stato ascoltare in diretta l'ultima testimonianza di Liliana Segre. Lei ci ha ricordato che a tredici anni si è fortissimi, si può resistere quasi a tutto. Ma non è detto che sia facile.
Non so come sarà il mondo tra dieci anni, anch'io fatico a guardare il futuro con ottimismo. Spero di esserci quando la cassetta sarà dissotterrata. Spero di avere contatti con qualcuno di quei ragazzi che allora avrà 22/23 anni. Spero di riuscire a contattare almeno qualcuno per dire loro che abbiamo aperto quelle buste. E ci siamo ricordati di quanto loro siano stati coraggiosi nell'attraversare quella terra desolata in cui si era trasformata la loro Itaca.
Se qualcuno volesse inoltrarsi in un futuro alternativo (ma non per questo ottimista) ecco un nuovo capitolo de L'assedio degli Angeli














