giovedì 30 gennaio 2014

TRA LE TRAME DEL LAGO - Ultimi posti disponibili


Ricordo che domenica 9 febbraio inizierà il mini corso di narrazione (più che di scrittura) NELLE TRAME DEL LAGO tenuto da Tenar medesima presso la sede di Ecomuseo Cusius, in via Fara 7/A a Pettenasco (No). 
Il corso si articola in tre incontri:


Domenica 9 febbraio   – 14/18
Domenica 9 marzo  – 14/18Domenica 23 marzo  – 14/18


Costo a partecipante: € 40,00 comprensivo di “tessera amico ecomuseo” (€ 30,00 per amici ecomuseo).



Numero minimo di partecipanti per attivazione corso: 5.

Per info e prenotazioni: tel.0323.89622
ecomuseo@lagodorta.net


Il corso ha anche un numero massimo (12) e quindi, se qualcuno è interessato, è necessario che si iscriva al più presto telefonando o mandando una mail perché mi dicono che i posti si stanno esaurendo.



Che cosa si farà? Si discuterà di storie, sul significato che hanno per noi e sulle storie che ci portiamo dentro. L'obbiettivo primario è trascorrere dei pomeriggi piacevoli e interessanti, mettendoci tutti un po' alla prova (senza ansia alcuna). Inoltre è un'occasione per sostenere Ecomuseo, un'associazione a cui io sono molto legata, ma che da anni si batte per la valorizzazione culturale del territorio offrendo, tra le altre cose, visite guidate gratuite ai musei del Lago d'Orta e laboratori gratuiti per le scuole e che adesso, davvero, ha bisogno di tutto il nostro aiuto!


martedì 28 gennaio 2014

Scrittevolezze - Scegliere il proprio protagonista


Possiamo conoscere tutte le tecniche di scrittura di questo mondo, possiamo essere sapienti alchimisti delle trame, ma guardiamoci negli occhi, siamo scrittori (o aspiranti tali), non ingegneri. Non potremmo scrivere senza un profondo legame emotivo con la nostra opera. E di tutte le scelte emotive che uno scrittore si trova davanti, quella su chi dovrà essere il proprio protagonista è tra le più profonde e tra quelle che più influenzeranno il risultato finale. Cosa sarebbe accaduto, ad esempio, se la cicatrice a forma di saetta l'avesse avuta Neville e non Harry? Se l'anello del potere fosse capitato a Pipino e non a Frodo? Se fosse stato don Abbondio il protagonista dei Promessi Sposi? Avremmo avuto, semplicemente, un'altra storia.
Non è una scelta semplice. Ce lo dice anche un premio nobel, José Saramago, che nel suo Storia dell'assedio di Lisbona descrive proprio il momento in cui uno scrittore sceglie il suo protagonista:
"Raimundo Silva accetta quindi Mogueime come suo personaggio, ma ritiene che alcuni punti dovranno essere prima chiariti perché non rimangano malintesi che possano finire per pregiudicare, in seguito, quando ormai i legami di quell'inevitabile affetto che unisce l'autore ai propri mondi siano diventati indissolubili, per pregiudicare, dicevamo, la piena assunzione delle cause e degli effetti che dovranno stringere la duplice forza della necessità e della fatalità."

Ci sono alcuni punti di questa frase, a dir la verità un po' contorta e densa come lo sono sempre le frasi di Saramago, mi hanno sempre colpito.

L'INEVITABILE AFFETTO
Non possiamo non amare il nostro protagonista, sembra uno sciocchezza, ma non lo è. 
I nostri personaggi non siamo noi, non sono e non devono essere perfetti, faranno cose terribili. Forse li porteremo a vivere cose terribili. Ma se non li amiamo saranno morti agli occhi di chi legge.
Mi avventuro sempre con difficoltà nel territorio dell'emotività, io che sono così schematica e razionalizzante e che pure ho scelto la via della narrazione, che si dipana sulle paludi dell'inconscio e dell'irrazionale. Quindi con tutta la mia difficoltà di razionalista, affermare che la prima lezione che ho appreso da questo brano è quella dell'amore non è per me cosa da poco. Il protagonista di una storia è un altro da me che prendo in prestito, guardo il mondo con i suoi occhi, penso con i suoi pensieri. Se non lo amo sarà solo una fredda marionetta e non trasparirà alcuna emozione dalla pagina.
Non è così facile amare i propri personaggi. Lo è finché sono altri noi stessi o, peggio, sono i noi stessi che vorremmo essere, privi di difetti (o, peggio, con i superpoteri), ma questo genere di personaggi non funziona. I personaggi che funzionano sono persone vere, deboli e fallibili. Persone a cui urleremmo contro, che schiaffeggeremmo, che possono compiere un'idiozia dopo l'altra. E che tuttavia amiamo.

ALCUNI PUNTI DOVRANNO ESSERE CHIARITI
Questo è banale, ma, come tutte le cose banali, è la più facile a dimenticarsi. Del nostro protagonista non dobbiamo raccontare tutto, ma dobbiamo sapere tutto. Il brano di Saramago continua con l'autore che si domanda chi dica la verità e chi menta nella sua storia. Particolari che magari al lettore non interesseranno mai, che sono essenziali per l'autore. Ai personaggi in generale, ma al protagonista in particolare non è concessa alcuna intimità. Starà ai lettori e ai critici interrogarsi sui silenzi e suoi non detti di quel dato personaggio. L'autore deve sapere e, spesso, tacere. 

LA DUPLICE FORZA DELLA NECESSITÀ E DELLA FATALITÀ
Quanto è in nostro potere il destino dei nostri personaggi e del protagonista in particolare?
Semplificando possiamo dire che l'autore decide tutto sulla fatalità e nulla sulla necessità.
È una fatalità, e quindi una decisione di Manzioni, che don Rodrigo si invaghisse di Lucia. Tuttavia, il contesto storico, il carattere di Lucia e il suo contesto socio-economico rendevano una necessità il fatto che scegliesse di dire addio ai monti e di rifugiarsi a Monza piuttosto che, non so, andare nottetempo a uccidere don Rodrigo. Qui, di nuovo, è una fatalità, quindi una decisione di Manzoni, che Lucia finisca tra le grinfie dell'Innominato e una necessità che passi il suo tempo a pregare piuttosto che tentare di fuggire o di sedurre l'Innominato stesso. 
Una volta che abbiamo definito il carattere del nostro personaggio, la sua collocazione nel tempo e la sua situazione socioeconomica le azioni che possiamo fargli compiere non sono infinite. L'autore crea la condizione (la fatalità), ma come poi il personaggio possa reagire a tale fatalità è una necessità. 
Quindi, secondo me, hanno poco senso discussioni del tipo "uccideresti mai il tuo personaggio?". In date situazioni le possibilità di azione di un personaggio sono davvero poche e la volontà dell'autore conta fino a un certo punto. 
Ricordo quanto piansi da bambina per la morte di Lady Oscar. Presentato ai bambini in orario pomeridiano, fu forse il mio primo impatto con una storia "adulta". Ripensandoci oggi, che possibilità mai avrebbe avuto Oscar? Anche senza la tisi, consideriamo gli elementi narrativi. Oscar è di fatto il capriccio di un nobile, suo padre, che nel proprio delirio di onnipotenza pensa di poter sfuggire a qualsiasi regola e alleva la figlia come fosse un maschio. La donna in questione, però, ha un carattere forte e sa ragionare con la propria testa. Allo scoppio della rivoluzione, non può che schierarsi con i rivoluzionari. Ma quanto sarebbe durata, lei che era diventata così solo in quanto capriccio di suo padre? Lady Oscar è il classico personaggio che nasce già col proprio destino segnato, nessun espediente narrativo sensato avrebbe mai potuto regalarle un lieto fine, con buona pace di generazioni di bambine. Eppure sono convinta che la autrice l'abbia amata alla follia.


È difficile, quindi l'equilibrio che si crea tra autore e protagonista. Siamo noi autori che creiamo i nostri protagonisti, li ceselliamo fin nei più minuti particolari (anche se è meglio non rivelarli tutti), diamo loro concretezza e difetti. Li amiamo, perché sono nostri, anche se non siamo noi, ma non siamo del tutto padroni del loro destino. A volte diamo loro vita solo per raccontarne la morte.
È una responsabilità non da poco. Perché quando saranno su carta o su web saranno vivi agli occhi dei lettori che vivranno le loro emozioni. Del resto, quanta della nostra personalità la dobbiamo alle nostre letture e, in particolare, ai personaggi che abbiamo amato?

domenica 26 gennaio 2014

Navigando sui velieri di Kandisky


Il Freccia Rossa di impegni è all'orizzonte, ma ancora non è giunto. 
Nel mentre mi faccio portar via da quello che per me è un piacere, ma per un aspirante scrittore dovrebbe essere un obbligo. Navigo a vista ai confini dell'ignoto, osservando con curiosità il mondo, lasciandomi incantare dall'inaspettato e l'inconsueto.
E così mi regalo una di sole tanto tersa che anche Milano è bella, in un fulgore di invernale nitidezza. Mattinata a curiosare alla Borsa del Fumetto, dove non trovi mai ciò che vuoi comprare, ma esci sempre con la borsa piena di ciò che non avevi previsto di incontrare. Poi pranzo all'Osaka, il mio ristorante giapponese preferito, assaggiando piatti di cui forse mai conoscerò il nome. E infine alla mostra su Kandisky.
Conosco poco dell'arte del novecento, e forse è questa la condizione migliore per entrare a una mostra. Pronti a lasciarsi stupire, senza alcuna certezza di ciò che vi si può incontrare.


E tutte le foto viste, comprese quelle postate qui, non potevano prepararmi all'esplosione di colore che mi aspettava e all'eleganza estrema delle composizioni.
Che fossero opere giovanili ai confini dell'impressionismo, suggestioni geometriche, o meno catalogabili esperimenti di forme, colori e linee, l'effetto era lo stesso. Un'avvolgente armonia di colori, dove nulla era fuori posto (eccetto che per alcune opere in inchiostro su carta del periodo russo, che per me rimangono scarabocchi per vedere se la penna scriveva, riesumati poi dai critici). Una sinfonia in cui navigare a vista, fidandosi delle profonde concettualizzazioni dell'artista senza alcuna pretesa di volerle capire. L'arte, dopo tutto, è questo, apprezzare la bellezza anche dove il significato più profondo sfugge. Non capisco tutti i sottintesi della pittura di Leonardo, così come non pretendo di capire Kandisky. Ma l'uno e l'altra mi colpiscono con la loro immediata bellezza.
E su queste immaginifiche navi mi lascio portar via, alla ricerca di nuove suggestioni e chissà quale storia da raccontare.

PS: l'opera che mi è piaciuta di più, a quanto pare è piaciuta solo a me, perché pare irreperibile anche in rete. È un acquerello del periodo russo, sempre una variazione sul tema del veliero, quasi un tratto d'unione tra la prima post impressionista e l'ultima che ho postato. Purtroppo il fatto che sia "senza titolo" e datata "circa1917" non mi rende più facile la ricerca...

venerdì 24 gennaio 2014

Letture - Elantris


Mentre nel paese vicino al mio la realtà supera la letteratura (purtroppo) e vengono trovate in freezer distinte signore, mi rifugio nel fantasy

ELANTRIS
B. Sanderson
Elantris è una storia semplice raccontata da un autore complesso.
Da tempo sostengo che quello di Sanderson sia fantasy allo stato dell'arte. Per ambientazione e trame è un passo avanti a tutti. Proprio per questi motivi ero un po' titubante davanti a Elantris, opera giovanile di un autore oggi neppure quarantenne.
In effetti quella di Elantris è la più lineare delle storie fantasy. Il buon principe deve sposare la buona principessa, ma il fato li divide. Dovranno riunirsi, possibilmente salvando il mondo.
Ad avere la penna in mano, però, c'è Sanderson. E allora ecco qui piazzata in una paginetta l'idea centrale: Elantris, la città abitata da uomini divinizzati, bellissimi, immortali e capaci di compiere magie è di colpo e inesplicabilmente caduta. Gli elantriani sono diventati creature miserevoli, cadaveri ambulanti prossimi alla follia e la città stessa si è coperta di una melma nera e putrida.
È tutto nel mistero di questa catastrofe così recente (appena dieci anni prima dei fatti narrati) il fascino della narrazione. Principesse, principi e sacerdoti, tutti si muovono nel dubbio della non conoscenza. C'è chi dice che la città sia stata maledetta da dio, chi che la sua magia sia sempre stata solo menzogna, chi afferma che non c'è spiegazione. Nel territorio un tempo controllato da Elantris si è installata una monarchia traballante, presto presa di mira dall'aggressiva teocrazia di uno stato confinante. In questa cornice la vicenda dei "promessi sposi" esce facilmente dai canoni del già visto e il senso del meraviglioso del lettore ne è costantemente gratificato.
Certo, rispetto alle opere più mature di Sanderson la trama è oggettivamente lineare, tre personaggi portanti, pochi colpi di scena, per quanto ben assestati, nulla che faccia rimanere davvero a bocca aperta (io non mi reputo una lettrice ingenua, ma nella saga dei Mistborn e ne La via dei re un paio di cose mi hanno davvero sbalordita), ma, pur non essendo un capolavoro, Elantris è, per gli amanti del fantasy, un pasto corposo e ben cucinato che si legge con soddisfazione.

mercoledì 22 gennaio 2014

Scrittevolezze - L'Agente Letterario, chi è costui?


Oggi ci stacchiamo un poco dalle abituali questioni tecniche inerenti alla scrittura per dare uno sguardo a una particolare figura editoriale che per molti anni, in retrospettiva probabilmente a torto, ho ignorato.

Chi è e che cosa fa un agente letterario?
Un Agente Lettarario fa da tramite tra un autore e un editore. Presenta le opere di un autore agli editori, si presume con più cognizione di causa e di mercato rispetto all'autore stesso e ne tutela i diritti quando viene stilato in contratto. Vigila sul pagamento dei diritti d'autore, in generale dovrebbe semplificare i rapporti tra autore e editore e favorire i contatti con agenzie/case editrici estere per la diffusione dell'opera in paesi europei.

Quando non serve un agente letterario?
Ci sono autori, anche affermati che aborrono gli agenti, quindi ne si può fare a meno. 
Per come la vedo io, come in ogni campo, chi fa da sé fa per tre, probabilmente guadagna per due, ma si sbatte per quattro. Quindi gli autori che vogliono avere il controllo totale su tutto ciò che fanno, pronti a vigilare come falchi sui propri diritti possono vivere tranquillamente senza un agente. Immagino ad esempio mio padre, uno che non ha paura di citare in giudizio chiunque secondo lui non abbia rispettato un qualsivoglia accordo preso e che quando sa di aver ragione non arretra di un millimetro, non avrebbe alcun bisogno di un agente letterario, se fosse uno scrittore (anzi, entro un numero non infinito di mesi porterebbe in tribunale anche l'agente, vincendo, probabilmente, dato che fino ad ora ha sempre avuto ragione). 
Se ci si trova talmente bene col proprio editore, sicuri che tutte le proprie opere troveranno lì una casa sicura non si ha alcun bisogno di un agente.
Se si scrivono opere di nicchia che possono interessare un numero limitato di editori nessun agente sarà mai interessato a rappresentarvi.
Quando si lavora con la piccola editoria è inutile mettere in campo una terza figura (anche da un punto di vista economico).

A cosa serve, in pratica, un agente letterario?
Ad avere qualcuno dalla tua parte. Non per bontà d'animo, badate bene, ma perché un agente guadagna sui guadagni degli autori. Nessun guadagno per l'autore, nessuno per l'agente. Quindi l'agente, si presume, accetterà di rappresentare solo autori in cui crede e farà di tutto per "piazzarli". Per lo stesso motivo contrattare per un anticipo e vigilare per un puntuale pagamento dei diritti d'autore è tutto interesse dell'agente.
Si presume, inoltre, che un buon agente possa bussare anche a quegli editori che non accettano manoscritti e riesca a ottenere risposte in tempi ragionevoli. Un buon agente deve avere la fiducia delle case editrici che sanno che da lui/lei arrivano opere di buona qualità e con un potenziale commerciale (non parliamo di enti di beneficenza) e che quindi vengono valutate in tempi molto più brevi rispetto a quelle degli "invii spontanei".
Infine un buon agente, in virtù del contatto continuo con gli editori sa meglio di un autore cosa il tale editore cerca in quel momento agendo con più cognizione di causa.
Un agente, sia chiaro, non dà certezze. Può essere che, nonostante la buona volontà di tutti, vada buca e nessuna casa editrice sia interessata a quel romanzo che l'agente con tanta dedizione ha proposto. In questo caso, per lo meno, le spese di spedizione e di tempo sono solo a carico dell'agente.

Come si contatta un Agente Letterario?
Qui vengono le dolenti note, almeno per gli aspiranti scrittori ancora sconosciuti.
La buona notizia è che gli agenti letterari fanno scouting. Vanno a cercarsi gli autori da rappresentare. Certo, si entra nel circolo un po' assurdo del "per pubblicare devi aver già pubblicato". Nel senso che per fare scouting gli agenti devono poter leggere qualcosa dell'aspirante scrittore, non arrivano né ai cassetti né ai file criptati dei computer. Tengono d'occhio concorsi letterari, blog molto visitati, siti di scrittura, piccole case editrici di qualità, riviste cartacee e virtuali. Va da sé che, però, perché si accorgano di un testo, deve già essere accaduto un piccolo miracolo e il testo deve essersi fatto notare.
Se nessun agente vi viene a cercare si può andare a bussare alla loro porta e, qui viene la cattiva notizia, in quasi tutte le agenzie letterarie per essere letti si paga. Il costo della lettura varia, si va dalle decine alle centinaia di euro, e non garantisce nulla. Se il testo convince l'agente si viene rappresentati, in caso contrario, amici come prima (dopo aver pagato). La cosa ha un suo senso, il tempo dell'agente non è gratis, ma mi rendo conto che può essere frustrante. Essere rifiutati da una casa editrice, per quanto importante, è gratis, essere rifiutati da un agente spesso non lo è. Inoltre mi viene riferito che i tempi di lettura non sono brevissimi, paragonabili a quelli delle case editrici.

Tenar e le agenzie letterarie
In modo non così lineare come può sembrare, ho da poco firmato un contratto di rappresentanza. È troppo presto per sapere se la cosa avrà effetti oppure no, ma per il momento posso riassumere il processo mentale che mi ha portato a questa decisione. 
A oggi ho due contratti "attivi" firmati senza intermediari, uno per il romanzo edito e uno per il romanzo che uscirà a ottobre, entrambi con case editrici che stimo e di cui mi fido, che hanno una precisa linea editoriale. Io, come autrice, ho una linea editoriale meno definita, cioè non so cosa potrei scrivere tra tre mesi quindi, avendo anche un lavoro, una famiglia e un'associazione culturale con cui collaboro il tempo per stare dietro a tutto iniziava a scarseggiare, l'agente semplifica la cosa. Spedisco il romanzo a lei e me ne dimentico finché non mi giungono notizie. Per carattere, inoltre, sono un'insicura cronica, quindi avere qualcuno che mi sta dietro e mi sprona a scrivere è già di per sé un enorme aiuto. Infine, il guadagno dell'agente sta tutto nei miei (ipotetici) guadagni. Al momento le entrate economiche sono, nel mio rapporto con la scrittura, del tutto secondarie, non è così con le uscite, quindi il sapere che se va male non ci perdo nulla mi rassicura molto.
L'agente non l'ho cercata, l'ho incontrata. Questo è un punto da non sottovalutare. Per il discorso di cui sopra sulle uscite, non so se l'avrei cercata. Forse non ho mai creduto abbastanza in me per spendere per una valutazione. Qui, però, si entra molto nel personale e non mi sento di fare commenti netti.

Qualche link
I link che seguono servono solo a farsi un'idea di cosa sia un'agenzia letteraria, non hanno valore di consiglio. Ce ne sono molte altre, queste sono solo le prime tre che mi sono venute in mente, in ordine rigorosamente alfabetico.



lunedì 20 gennaio 2014

Iniziativa Tesori Sommersi


Il mio fine settimana di libertà mi ha dato molto più di quanto osassi sperare, dato che sono stata coinvolta in attività insolite e impreviste che senza alcuna premeditazione hanno bussato alla mia porta. Sabato mi sono trovata ad assistere a delle lezioni di arti marziali, attività che io non praticherò mai (correre è la migliore disciplina di difesa personale), ma che sono sempre belle da vedere. Adesso, poi, saprei anche descrivere la tecnica per deviare un pugno, dovesse mai servirvi. Domenica concerto pomeridiano pro Sardegna. Tre ore e mezza di musica a prezzo veramente modico (15€) che poi, chissà perché, il concerto è cosa che mi concedo una volta ogni due o tre anni.

Adesso bisogna rientrare nei ranghi. Non prima, però di avervi cercato di coinvolgere in una bella iniziativa di Kultural: TESORI SOMMERSI

Copio-incollo dalla mail giuntami dalla redazione:

«Spesso passiamo accanto a edifici storici ridotti a ruderi e non gli diamo importanza, neanche ce ne accorgiamo, perché vi siamo nati in mezzo. Abbiamo migliaia di monumenti rurali, religiosi, civili, dipinti ed affreschi la cui sorte è legata alla nostra cura: è inammissibile consegnarli all'oblio del tempo, al flagello degli agenti atmosferici, o peggio ancora ridurli a discariche, a luoghi saccheggiati o spianati per far posto a strutture volgari, destinate a un rapido abbandono.
Grazie all'incuria si è creato il degrado ambientale, architettonico e culturale che oggi ci opprime, e mortifica il tessuto sociale di quartieri, paesi, e perfino intere vallate. Per combattere una deriva che ha assunto proporzioni spaventose abbiamo pensato di promuovere, nel nostro piccolo, un'iniziativa, intitolata Tesori Sommersi. Non sarà riservata ai soli professionisti, tutt'altro: chiunque conosca un'opera d'arte, un luogo dimenticato eppure meritevole, potrà scriverne un pezzo e inviarlo alla webzine.
Non ci sono limiti di lunghezza né vincoli di sorta. La redazione si riserva soltanto di operare un minimo editing sugli elaborati prima di pubblicarli.
Il migliore fra quelli pervenuti sarà premiato con un assegno di 500 euro.
Chiunque intenda partecipare all'iniziativa può inviare i propri lavori (massimo tre) sino al giorno 30 Marzo. Il criterio di valutazione terrà conto, in ugual misura, dei seguenti fattori:
1) La quantità di letture del pezzo relativa ai primi tre giorni dalla pubblicazione, onde evitare che lo stesso ne accumuli svariate migliaia durante le settimane (inutile cliccarci sopra venti volte al giorno: se provenienti dallo stesso computer, ne verrà registrata una sola);
2) Il giudizio della giuria della webzine»

Non vi resta che mettervi al lavoro. Il link lo trovate sopra o qui a fianco sotto "collaborazioni"

sabato 18 gennaio 2014

Visioni - America Hustle


Due provetti truffatori, un uomo e una donna, vengono smascherati dall'FBI. A loro viene data una scelta: la galera oppure una truffa in più grande stile, con tanto di arrivo di uno sceicco fittizio con lo scopo di incastrare un giro di tangenti che parte da un giovane sindaco rampante fin troppo pieno di iniziative e pronto, "per il bene della gente" a trattare con tutti (non vi ricorda Renzi?), anche con la mafia. Va da sé che i due truffatori intendono evitare la galera, ma anche le ritorsioni della mafia e magari guadagnarci anche un po' su. A complicare il piano, c'è la relazione difficile tra i due re della truffa, lei innamorata di lui, ma disposta a fare un pensiero anche sull'agente FBI, lui innamorato di lei, ma sposato con una donna che ha un'unica spiccata dote: riesce a manipolarlo.
Ne esce una commedia brillante e piacevole, che vorrebbe forse essere più intelligente e profonda di quello che è. Di fatto non lascia il segno, ma si fa guardare col sorriso.
Lasciano un po' perplessi i personaggi che alla fine sono un po' tutti troppo buoni (il sindaco ben intenzionato, il mafioso capace di chiudere un occhio, la truffatrice compassionevole, il capo dell'FBI paziente) per essere davvero credibili. In questo senso l'intera pellicola dà l'impressione di un potenziale  sprecato. Con qualche ombra in più, con un tocco di malinconia, un approfondimento maggiore, insomma, con una regia più orientata ad analizzare e meno a limitarsi a raccontare ne sarebbe uscito un gran film.
Così com'è è solo piacevole. Cosa comunque tutt'altro che da disprezzare.

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