giovedì 22 giugno 2017

Il bacio della vedova – racconto giallo inedito, epilogo

Ed eccoci al finale!

Parte prima

Parte seconda

Parte terza

Parte quarta

Parte quinta

Riassunto breve
Padre Marco, parroco e docente di religione in un liceo, è a Parigi come accompagnatore di alcune classi in gita. In un mattino di pioggia lui e gli altri colleghi si rendono conto che uno degli alunni, Livio Massenzio, è scomparso.
Parlando con i compagni di classe dello scomparso, si scopre che Livio aveva dato appuntamento a un ragazzo di un'altra scuola, anche lui in gita a Parigi. Questi, Massimo, di madrelingua francese, aveva organizzato per lui e l'amico l'incontro con una escort, Amelie. Massimo, tuttavia, è tornato da solo al proprio albergo dopo aver lasciato Livio ancora in compagnia di Amelie.
Padre Marco, in compagnia della collega Anita, si reca quindi nel quartiere di Pigalle alla ricerca di Amelie, sperando che lo scomparso si trovi ancora presso di lei. Scoprono, però, che il ragazzo ha lasciato l'appartamento della giovane prima dell'alba. Quando stanno per perdere le speranze, padre Marco riceve una telefonata: Massenzio è stato fermato poco dopo aver ricevuto un ingente quantitativo di droga da uno spacciatore e si trova in commissariato.
In commissariato, padre Marco capisce che la compravendita di droga era stata organizzata da Massimo, l'amico di Livio e che questi, in cambio della notte con la escort, doveva portare in Italia un pacchetto che gli sarebbe stato recapitato. Fermato dalla polizia francese, Livio non era riuscito a dire nulla a sua discolpa.
Il commissario francese non sembra ben disposto né nei confronti del ragazzo né del prete, padre Marco decide quindi di sfruttare i pregiudizi dell'uomo fingendo di avere importanti agganci in curia, in grado di trasformare l'arresto del ragazzo in un caso diplomatico

IL BACIO DELLA VEDOVA – EPILOGO

Anche così la liberazione di Livio non fu né facile né immediata. Marco dovette davvero farla una telefonata, questa volta ad un amico maresciallo dei carabinieri, giusto per accentuare l’impressione che il caso potesse tramutarsi in un enorme pasticcio diplomatico. Fu trovato un interprete abilitato e Livio fu infine ascoltato. Le sue dichiarazioni combaciarono alla perfezione con quelle dello spacciatore anche se ne l’uno ne l’altro, con un certo dispiacere di Marco, misero nei guai Massimo.
 Livio disse che, uscito dalla casa di Amelie, o Sandrine che dir si volesse, un giovane gli si era avvicinato e gli aveva messo il pacchetto tra le mani, dicendo qualcosa di incomprensibile in francese. Visto il posto, il fare ambiguo dell’uomo e il suo stato di euforia confusa, il ragazzo non aveva fatto altro che trovarsi perplesso sotto la pioggia con quel pacco tra le mani. E subito dopo era arrivata la polizia. Marco non avrebbe saputo dire se l’aver omesso il ruolo avuto dall’amico fosse un atto di lealtà o fosse dovuto al fatto che, tutto preso dagli eventi, Livio non avesse ancora fatto il collegamento. 
 Lo spacciatore, dal canto suo, aveva detto che la roba gli era stata commissionata e pagata da un certo Max, un ragazzo con il quale aveva già concluso affari in precedenza. A quanto gli risultava, era un diciottenne francese che abitava fuori Parigi. Il giorno precedente gli aveva mandato una mail dicendo di dare la merce ad un adolescente che sarebbe uscito dallo stabile dove c’era l’appartamento di Amelie. Non aveva mai visto prima l’adolescente in questione, gli aveva parlato, ma questi non sembrava aver capito. Dal momento che era già stato pagato, lo spacciatore si era limitato a mettergli il pacco in mano e ad andarsene… Per finire dritto tra le braccia della polizia.
 Padre Marco non dubitava che la mail che descriveva l’adolescente a cui dare la roba stesse da qualche parte nella memoria dell’iphone nella sua tasca, ma evitò di dirlo.
 Livio fu rilasciato in serata, stanco e avvilito.
 Non aveva l’aria di uno che fosse appena scampato al bacio della vedova.
 – Appena lo sanno i miei, mi ammazzano – disse – E i miei lo sapranno, vero?
 – Sì – rispose Marco.
 La giustizia in qualche modo doveva fare il suo corso.
*
 Arrivò infine anche l’ultimo giorno della gita e la cena congiunta delle due scuole.
 Per la maggior parte dei ragazzi, ragionò Marco, era stata una gita normalissima. Cioè un’esperienza unica che avrebbero ricordato per il resto delle loro vite. Alcuni amori erano sbocciati, altri erano finiti, qualcuno si era ubriacato per la prima volta. Pochissimi di loro avevano davvero visto Parigi, ma la maggior parte ne avrebbe portato un ricordo dolce, per quanto sbiadito, per il resto della loro vita.
 – Ho finito il libro che mi hai prestato ieri. 
 Anita era venuta a sedersi di fianco a Marco e gli porgeva Il bacio della vedova.
 – Come lo hai trovato?
 – Triste.
 “Per un attimo aveva creduto che il passato non insegue un individuo, che non lo segna per sempre e che la vita è qualcosa che si può ricominciare. Che coglione! La vita non la si può mai ricominciare, non è una partita di baccarà. Se uno volta la carta sbagliata, lo fa davvero e per sempre. I giochi sono fatti.”
 È davvero così? Livio è condannato ad essere per sempre un idiota? E Massimo diventerà un delinquente?
 Marco si strinse nelle spalle.
 – Può essere. La vita non è prevedibile come la letteratura, però. Può capitare di tutto. Livio va a casa, rimane in castigo per il resto dell’anno scolastico. Riesce a tirar su i voti. Di più, scopre che gli piace la chimica, o persino il francese. Capisce a quale facoltà vuole iscriversi, lo fa, trova una ragazza e di colpo riesce anche a ricordare questa gita con piacere, per quelle due o tre cose utili che gli ha insegnato Sandrine.
 Anita sorrise all’ultima frase.
 – Sei davvero uno strano prete. Può accadere davvero?
 – Per me è una necessità professionale credere nel libero arbitrio e non nel destino. Può succedere anche per te. Quel collega del liceo di Novara, laggiù, quello con gli occhiali che insegna latino… Sono sicuro che è curioso di sentire cosa sia davvero successo al ragazzo che abbiamo tirato fuori dalla prigione francese.
 Se non si sbagliava di grosso, tutta l’idea della cena congiunta delle gite era venuta a Clara al solo scopo di far incontrare la collega con quel timido insegnante di latino.
 – Sei stato tu a tirar fuori Livio dai guai. E potresti persino raccontarglielo in latino o in greco antico, se volessi.
 – Eppure sono sicuro che preferirebbe sentirlo da te.
 Con uno sguardo intimidito che chiedeva scusa, Anita si alzò dalla sedia e, un poco incerta, attraversò la stanza, verso l’uomo con gli occhiali.
 Marco rimase un poco a guardarli parlare con un bicchiere di vino bianco tra le mani. Come a volte gli capitava, si sentiva sottilmente diverso da tutti, dai ragazzi che sognavano l’amore come da quelli che l’avevano appena avuto, dai colleghi che flirtavano tra loro come da quelli che si affrettavano a chiamare casa. 

 Era stato il libero arbitrio e non il fato a condurlo a quella condizione eppure questo mitigava appena la malinconia.

NOTA FINALE
Questo racconto era stato scritto originariamente per una sorta di contest in onore dell'autore André Héléna, uno dei padri del noir francese.
Nel romanzo si racconta di come il povero diavolo Maxence fosse stato messo nei guai da un amico fino a finire sulla ghigliottina, subendo così "il bacio della vedova". L'idea è che Maxence, con tutta la sua buona volontà, non possa sfuggire al suo ruolo di vittima designata dal fato.
La mia idea era di salvare l'ambientazione parigina e di riportare la vicenda a un contesto che mi è noto, la gita scolastica. Il tono da noir è andato a farsi benedire e Maxence è diventato Livio Massenzio, messo nei guai da un amico. Entrando in scena Padre Marco, poi, il concetto del destino andava a scontrarsi con quello del libero arbitrio. Scontro che rimane irrisolto, non sappiamo, in effetti se Livio Massenzio riuscirà a prendere in mano la propria vita oppure no, se basta una carta sbagliata, per lui, a segnare l'esistenza. Al contrario di Héléna, lascio aperta la porta delle possibilità.
In ogni caso il progetto poi non è andato in porto, o comunque non per questo racconto, che è rimasto a zavorrare il mio archivio. Sono contenta di averlo tirato fuori ora.
A voi è mai capitato di rielaborare un'altra opera per crearne una nuova?

PS: Padre Marco è un mio personaggio ricorrente, protagonista del romanzo La roccia nel cuore, edito da Interlinea (link nella barra laterale del blog)

8 commenti:

  1. Giallo atipico, come avevi promesso.
    Mi è piaciuto.

    Sbaglio, o qui padre Marco è più distaccato dai ragazzi rispetto a "La roccia nel cuore"? Lo hanno fatto incattivire gli allievi inaffidabili? =)

    Leggendolo però mi è mancato un po' Sherlock Holmes.
    Penso che lui avrebbe denunciato e incastrato Massimo senza pensarci nemmeno un attimo, e avrebbe appagato molto di più il mio senso di giustizia ^_^

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    1. Padre Marco ha un'ora per classe a settimana, inevitabilmente ci sono classi che vedi meno e con cui leghi meno. Immaginavo che Livio Massenzio appartenesse a una di queste.
      Holmes, proprio quello canonico, a volte stupisce e se ne esce fuori con dei colpi di testa mica da ridere. In un racconto (che infatti amo molto), "L'artiglio del diavolo" lascia andare un omicida quasi con la sua benedizione perché "l'aveva fatto per vendicare la propria donna e io al suo posto avrei fatto lo stesso".

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    2. Verissimo, Homes ha un senso di giustizia proprio che non sempre combacia con la legge.
      Ma anche per questo non credo che avrebbe considerato la minore età un'attenuante, nemmeno nel 201X.
      Inoltre non credo reagirebbe bene se venisse insultato da un ragazzino.

      L'unico caso di minore indiziato che mi venga in mente è quello dell'ex baleniere fiocinato al muro; il ragazzo non era colpevole ma ora come ora non mi ricordo come venisse trattato da Holmes.

      Se tu avessi usato Holmes come investigatore, come si sarebbe comportato in questo caso specifico?
      (Sarebbe un gioco divertente immaginare finali diversi con investigatori celebri diversi... ma non ho abbastanza cultura gialla per farlo).

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    3. Holmes non avrebbe MAI accompagnato dei ragazzi in gita. Immagino avrebbe capito tutto e fatto arrivare le prove a chi di dovere senza neppure scomodarsi a parlare con individui così stupidi (secondo il suo punto di vista).

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  2. Ciao, io ti seguo e ti leggo :)
    Oggi quinta stampa, tengo tutto. Mi piace.
    Aspetto il seguito.

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    1. Mannaggia!!! Sono dispiaciuta sia finito!
      Però è stato bello leggerti. :)

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