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| Postazione di scrittura estiva |
Vorrei sfatare il mito dell'insegnante che smette di lavorare al suono della campanella dell'ultimo giorno di lezione. Anche in assenza di esami (cosa che mi capita per la prima volta da che lavoro) rimangono tutta una serie di questioni burocratiche da sistemare, con il loro strascico di moduli, relazioni e riunioni. È inevitabile, però, che la tensione si allenti. Scompare il carico casalingo dei compiti da correggere e delle lezioni da preparare e per una volta le ore svolte a scuola coincidono con le ore di lavoro. L'estate per me, quindi, è il momento della scrittura.
Se poi la settimana inizia con questo post di Lisa, come non sentirsi motivati a proseguire col proprio romanzo?
Motivazione o no, questo progetto continua a propormi nuove difficoltà e nuovi interrogativi. Se non altro mi regala anche continui spunti per post e condivisioni.
Fino ad ora mi sono sempre tenuta consapevolmente lontana dall'attualità e da riferimenti o prese di posizione precise su fatti di cronache o polemiche del momento. Anche quando ambiento una storia nel "qui ed ora" cerco di trattare prevalentemente temi universali.
Questo per vari motivi.
L'attualità rischia di non essere più attuale nel momento di un'eventuale pubblicazione
I tempi dell'editoria sono, nel migliore dei casi, biblici. Ogni volta che si scrive qualcosa non si sa se e quando arriverà al lettore. Che ci possano volere anni non è un caso isolato, è la norma. Quindi quello che oggi è un tema caldo e scottante tra un anno o due potrebbe essere un argomento obsoleto di cui a nessuno si interessa più.
Sull'attualità è difficile avere profondità di campo
Sarà che io ho questa formazione da archeologa preistorica, ma ho sempre l'impressione che per dare un giudizio ponderato su qualcosa sia necessario osservarlo da lontano. Un conto è esprimere un parere basato sul buon senso e un conto proporre, attraverso la narrazione, una meditazione. Io faccio fatica a tirare le somme sul presente e sull'attualità. Non ho dubbi su come la penso, ma so che potrei anche avere torto. Prima di parlare di una cosa mi piace averci ragionato a lungo e sull'attualità mi manca questa profondità di campo.
Esprimere in modo netto il proprio pensiero su tematiche "calde" può alienare parte dei lettori
Questo, devo dire, può preoccupare più gli editori che me.
Ho spesso l'impressione, leggendo narrativa italiana, che prevalga un generale buonismo. Si può parlare di delitti, certo, ma è meglio se il tutto è contestualizzato in comunità ridenti, dove ci sono, sì, le mele marce, ma le brave persone prevalgono. Basta deviare appena da questa formula che ecco si viene accusati di "rovinare l'immagine... (di un posto, di una categoria, dell'Italia tutta)".
Sia chiaro. Nessuno mi ha mai chiesto di essere politicamente corretta o di modificare questo o quel passaggio. È un'impressione mia, derivante dalle mie esperienze di lettrice. Ma mi pare che il cerchiobottismo sia preferito al prendere posizione.
Di queste tre motivi, per me è sempre stato più forte il secondo. Non mi sento preparata a inserire nelle mie storie l'attualità.
Ma...
Ma, ovviamente c'è un ma.
C'è stato un fatto accaduto poco tempo fa, piccola propaggine di una problematica ben più grande, che mi ha molto colpita. Dovendone parlare ai miei alunni e dovendo prendere delle decisioni, per quanto piccole e banali, in materia, ho ovviamente espresso il mio punto di vista e ho toccato con mano quanto siano accesi gli animi su questo tema.
Senza che me ne accorgessi davvero, tutto questo è entrato nel romanzo che sto scrivendo. Peggio ancora, dovendo connotare negativamente dei personaggi, mi è venuto istintivo connotarli proprio con le affermazioni sentite in quei giorni. Quindi adesso ho in una sottotrama un tema d'attualità molto controverso e dei personaggi negativi che dicono quello che un sacco di italiani pensano essere sacrosanto. Mi faccio i complimenti da sola per quanto riesco a complicarmi la vita senza alcun motivo.
Potrei tagliare la sottotrama? Certo, il personaggio negativo potrebbe ad esempio dare calci a un cagnetto. Sarebbe negativo uguale e avrebbe l'odio di tutti i lettori.
Però non voglio.
Proprio le reazioni che ho visto con i miei occhi a risvegliare il mio animo di umanista post illuminista. Ho l'esigenza di raccontare adesso queste cose.
Io non so davvero che sorte avrà questo romanzo. Più vado avanti e più penso che ci sono cose adoro, ma che nessuno mai me lo vorrà pubblicare. Questa sottotrama, tra l'altro, è il minore dei suoi problemi. Però penso che ben difficilmente qualcuno riuscirà a farmela tagliare.
Voi come vi relazionate con l'attualità? La inserite abitualmente nelle vostre narrazioni? Leggete volentieri storie che trattino temi d'attualità?



